Tristano innamorato
L’iperaffettività non è una malattia, ma l’importante è prenderne coscienza e conoscere i propri “tigger”, cioè quegli stimoli che provocano risposte emotive spesso involontarie, come avrebbe dovuto fare sir Tristano…
Nella foresta incantata di Broceliande, un cavaliere della Tavola Rotonda, Tristano, si imbatté in un drago nero dalle squame lucenti come ossidiana, che una freccia aveva ferito e il suo cuore si commosse profondamente.
Diciamolo subito: Tristano non è un semplice eroe senza macchia, ma ha una caratteristica importantissima è capace di grande amore e compassione. La sua storia con Isotta, moglie di re Marco non volge ovviamente a buon fine, ma il fatto è che Tristano ha una sensibilità davvero potentissima il che è la sua forza, ma anche la sua estrema debolezza. Su questo punto concordano quasi tutti i romanzi antichi che cercano di scavare un poco questo personaggio, dal poema di Thomas d’Angleterre al romanzo di Gottfried von Straßburg.
Se vede un drago ferito, Tristano lo cura, se vede una bella donna Tristano si innamora…ma come uscire da questa iperaffettività? Purtroppo, come spesso accade nelle storie del ciclo arturiano, non sono i personaggi principali quelli che hanno la chiave delle guarigioni. I poeti si compiacciono spesso a descriverli come un po’ troppo presi nel loro personaggio eroico, a presentarci ad esempio una generosità molto grande, eroica, ma anche molto ferita.
Tristano avrebbe dovuto porsi tre domande:
- Quali sono i miei trigger, cioè quali sono quegli stimoli che provocano in me risposte emotive spesso involontarie? Cosa mi fa sentire sopraffatto?
- Quali sono le mie risorse? Cosa aiuta a calmarmi e a sentirmi meglio?
- Quali sono i miei bisogni? Di cosa ho bisogno per sentirmi sicuro e a mio agio?
I lettori spesso si compiacciono a vedere che Tristano si prende cura del drago, a scoprire che poi il drago non è così cattivo, ma in realtà il valente cavaliere sta correndo davvero un grandissimo rischio e di un drago si può sempre dire che non esiste, che è una proiezione simbolica della fantasia del personaggio, ma cosa succede quando tutta questa sensibilità si orienta verso la bella Isotta? Allora diventa tutto un intrigo di filtri e di incantesimi…meglio essere più prudenti!
