… E AUGURI…
Per un buon anno scolastico!
Lo so, non è facile essere maestri oggi, tra attese e pressioni da più parti, e mentre ogni giorno i mass-media denunciano fatti incresciosi che avvengono nella scuola, senza ugualmente portare all’evidenza l’impegno quotidiano, costante e qualificato, di molti altri.
Di fronte “all’amplificazione delle notizie negative” io mi chiedo sempre: “A chi conviene questo?”
Conviene, forse, alla famiglia, oggi in difficoltà e spesso incapace di gestire una relazione significativa ed educativa con i figli, e che pretende questo ruolo dalla scuola? 28 /30 bambini e bambine o ragazzi e ragazze significano altrettante realtà culturali che la scuola si impegna a far dialogare tra loro, a volte con difficoltà, a volte con buon esito, altre con insuccesso. Ma come si può chiederle di risolvere i problemi che si generano nelle famiglie, se queste stesse non li riconoscono e non collaborano? È appurato che la scuola non può sostituire la famiglia, è impensabile.
La denigrazione degli/delle insegnanti forse conviene alla società? Ad un contesto socio-economico, politico e religioso, che vuole non teste pensanti, ma vuote da manovrare? Sminuire le figure dei maestri vuol dire togliere loro credibilità, depotenziare la loro relazione, togliere senso al loro messaggio; vuol dire pure creare un vuoto facilmente riempibile con un pensiero pilotato tramite le famiglie inducendole ad operare scelte che legano invece di liberare.
Sì, la scuola ha tanto da cambiare, da rinnovare, da rivitalizzare, ma non è questa la direzione che le auguriamo. Non è demolendo qualcuno che si costruisce una buona società, e non è nell’annullamento di qualcuno che si dà vita.
Essere maestri, e lo sono i genitori, i nonni, gli adulti nella scuola e fuori, è mantenere quel sogno che fin da piccoli ti fa desiderare di essere protagonista con gli altri nel percorrere la terra per abitarla e goderne! E qui ci sta pure l’averne cura.
Essere adulti-maestri è riconoscere che qualcuno ha avuto con noi quella disponibilità all’ascolto, all’accoglienza, al sorriso, alla ricerca, al provare, al fare insieme, che spetta ora noi assumere con i ragazzi e ragazze di oggi “rendendo onore ai nostri maestri, magari tentando di imitare una delicatezza o una competenza trovata in loro[1]”.
Mi piace qui ringraziare i maestri degli anni di scuola: sr. Adele, sr. Tranquilla, sr. Onorina e sr. Lidia, dell’asilo; le maestre M. Luisa Herbst ed Elisabetta Pietrobon delle elementari, i prof. Tarcisio Ferrarese, Mara Napolitano e Annamaria Possamai delle scuole medie, i prof. Pavan, Gregolin, Moret, Varisco e Barbero delle scuole superiori, e tutti gli altri di cui non ricordo il nome, ma di cui porto nella memoria il volto e nel mio essere le tracce dell’incontro![2]
Ringrazio pure i “piccoli maestri” che mi sono stati compagni in un viaggio entusiasmante e sempre nuovo nella scuola dell’infanzia.
“Mi avete affidato le vostre giovani vite e da voi ho imparato l’attesa. L’attesa del gesto, della parola, che dicono affetto e affido. Mi avete presa per mano e portata nel vostro mondo in cui il tempo rallenta e fa gustare le piccole cose: un sorriso, un abbraccio, un silenzio. Da voi ho conosciuto la tenerezza. Come vi potrà scordare il mio cuore?”
Grazie a tutti e a tutte per avermi aiutata ad essere ciò che sarò!
A Illegio mi sono sentita riconosciuta e ringraziata anche come maestra, nelle parole che hanno messo in evidenza l’importanza che ancora oggi hanno queste figure, che hanno riconosciuto il peso del loro lavoro e la disponibilità all’impegno, e che hanno pure sottolineato l’urgenza che la nostra società dia nuovamente valore al loro ruolo.
[1]Idem d. Geretti, Illegio 2019
[2] Omaggio ai maestri https://www.rainews.it/tgr/fvg/video/2019/02/fvg-Illeggio-mostra-maestri-7cbc36ba-f9a8-4097-9c83-bccf9642c5ee.html
