IL DONO DI UNA PAROLA
“Le parole arrivano e rotolano
da un viaggio lontanissimo”. 1
La nostra mente conserva come un tesoro le parole che accoglie, più o meno consapevolmente, da una donazione, da un ricordo, da una memoria, da un gesto.
“La parola è dono gratuito
che viene dal profondo,
che sosta a lungo
dopo esservi stata deposta,
che emerge
quanto mai inaspettata.
Sembra che ti appartiene,
ma in verità sosta solo presso di te,
è per te, per trasformarti,
è per gli altri, per trasformarli.
È voce donata per essere ascoltata,
custodita, esplorata,
e nuovamente donata”.2
In realtà la parola appartiene a se stessa, tu puoi solo gustarne il sapore, resti solo un umile servitore attraverso cui transita.
“Puoi entrarci e uscirne, in ogni momento,
accostarti e allontanarti
da quel luogo che si offre
come spazio d’incontro
per una relazione che non conduce a sé,
ma oltre, dove abita la libertà.
E se prima l’accosti in punta di piedi,
a piccoli passi,
una volta gustata, la libertà,
te ne vai volando ad ali spiegate
nel cielo della Vita”.3
La parola data la chiamiamo promessa, che come ogni parola però non ha consistenza, non ha forma, non è, se non quando si compie.
“Essa resta parola che vola,
suono che annuncia,
immagine di qualcosa d’inesistente.
Basta poco perché sbiadisca,
che sfumi,
che torni nella non esistenza.
È, ancora, sospiro ascoltato,
bisogno manifesto,
desiderio accolto;
è impegno,
è accordo,
è illusione”.4
Nell’intenzione, la promessa è il primo passo verso un compimento che ha bisogno di tempo per realizzarsi, per una relazione che sboccia.
Nel realizzarsi la parola data è pure sorpresa che fa spalancare la bocca di bimbo e bimba, è occhi sgranati e volto sorridente.
La parola mancata è lacrima che scende, che innonda il volto, sorriso che diventa broncio, scatto d’ira per la delusione; è una delusione che allontana;
La promessa per compiersi ha bisogno dell’altro, che sono io, che sei tu, disposti ad incontrarci, a guardarci, ad ascoltarci, per una sorpresa che dà a ciascuno; disposti a negarci, a sfuggirci, per una sorpresa che toglie!
S’inventano personaggi e notti magiche per soddisfare promesse, per alimentare la sorpresa di bimbi e bimbe. Ma per noi adulti ogni mattina al risveglio la parola è promessa, è possibile sorpresa. Ogni stagione nel suo dispiegarsi lo è, ogni incontro che avviene nel giorno, ogni pensiero che emerge dentro di noi, ogni opera delle nostre mani.
Tutto è parola pronunciata e compimento nello stesso tempo.
Nel 2020, alla scuola di scrittura (LUA) in ascolto del poeta Stefano Raimondi, ho scoperto che si possono riconoscere almeno 21 tipologie di parole.
Le parole dell’attenzione ci portano sul dettaglio e la messa in evidenza di ciò che prima era confuso nello sfondo, e così è per le parole di ritmo che ci accordano al nostro respiro.
Accoglienti sono, poi, le parole- paesaggio, che fanno entrare, andare in un posto dove non ci si sente più in esilio. Spesso precedute o seguite dalle parole dell’abbraccio che dicono di un bisogno, chiedono aiuto, la relazione, e per questo hanno bisogno di fisicità.
Se le parole-corpo dicono presenza, sconsolanti sono le parole dell’abbandono, quelle che ci lasciano andare.
Sono spesso intriganti le parole-esperienze, nelle quali ci siamo dentro come vita, come corpo, come cosa già patita, esperita e capita.
Inquietanti le parole-buca che fanno stare sotto, al buio, da cui è possibile, però, guardare in alto e vedere come, forse, non avremmo mai visto. A loro s’accostano rassicuranti le parole-lume che si accendono come dei bagliori, che si intra-vedono.
Nell’incontro con le parole-precipizio, in cui non si sa dove mettere il piede poiché, e in ogni momento si può scivolare e non fermarsi più, possiamo contare sulle parole-rete che, però, presentano una duplicità: ci ingarbugliano dentro una situazione che non ci appartiene oppure ci salvano.
In presenza delle parole dello spavento, quelle nominate per la prima volta, ci possiamo rannicchiare nelle parole-stanza, che ci fanno stare bene avvolgendoci e portandoci calma.
Fondamentale è l’ascolto delle parole-emozioni, parole potenti, alle quali si deve prestare molta attenzione, delle parole della meraviglia, della scoperta, dell’inaspettato, e le parole-abbaglio, quelle forti, che incantano, che tolgono la vista uscendo dal buio.
Interessanti sono le parole uditive che arrivano da fuori e aprono un canale dove iniziare a capire e, soprattutto, dove iniziare a capirsi, e le parole olfattive, quelle dei sensi, cariche di comunicazione.
Le parole-isola sono circondate da niente e si vogliono raggiungere per capire cosa contengano, cosa siano, per questo innescano il desiderio del viaggio. Lo sono pure le parole-boa, anche se inquietanti, che, vicine alla riva, sono già abbastanza lontane da far mancare il fiato.
A volte, tra gli spazi si collocano incerte le parole-ponte, traballanti come i ponti indiani, ponti di corda che fanno paura, ma che dobbiamo attraversare per andare dall’altra parte. Accanto a loro si ritrovano le parole dove incominciare a credersi, quelle che stanno dall’altra parte del ponte che ci tendono la mano, sono le parole del ritrovo e del ritrovarsi.
Parlando
1 Simone de Beauvoir
2 Emanna53
3 Idem
4 Emanna53
