ARTE SU PRESCRIZIONE: I MUSEI COME MEDICINA
Cosa pensereste se un giorno vi capitasse di ricevere una prescrizione medica per una visita ad un museo? In via di sperimentazione in Italia, prendendo ispirazione dal Regno Unito e dal Canada, vengono prescritte le prime visite al museo come forma di cura contro ansia e stress. I musei sono contenitori di cultura nelle sue varie forme, ma sono anche luoghi di scambio e di dialogo. Sono posti in cui è possibile stare soli ma anche in compagnia, in cui si può parlare ma anche stare in silenzio.
Spesso capita che davanti alle opere cali il silenzio, così si entra in una dimensione quasi parallela alla realtà in cui esistono solo l’osservatore e l’opera. Questa sensazione di calma e di pace che nasce nei musei ha generato curiosità in ambito accademico, portando addirittura gli studiosi ad approfondire le sue cause ed effetti. Ad oggi, si possono contare più di 3000 studi, che hanno incluso diversi progetti di ricerca e metodi – tra cui scale psicologiche, osservazioni comportamentali e studi randomizzati. In alcuni di questi studi i soggetti sono stati invitati ad indossare dei BCI (Brain-computer Interface) durante una visita al museo, ovvero dei dispositivi wireless che monitorano l’attività elettro-corticale del visitatore, permettendo di registrare da vicino e in modo approfondito le sue reazioni cerebrali.
I risultati sono stati incredibili: rivelano infatti che visitare un museo può ridurre i livelli di cortisolo (spesso definito “l’ormone dello stress”) addirittura fino al 60%, e nello specifico le attività di mindfulness e di arteterapia riducono stress e ansia fino al 25%. Oltre a contribuire all’abbassamento dei livelli di stress, attività mirate come quelle appena citate possono anche contrastare il declino cognitivo, favorendo la neuroplasticità, e possono contribuire allo sviluppo in età infantile promuovendo l’instaurazione di legami sociali, combattendo il sentimento sempre più diffuso di solitudine nella nostra società digitalizzata.
Per fare in modo che le potenzialità benefiche dell’arte siano sfruttate al meglio, nel tempo sono stati sviluppati dei progetti che vanno a cambiare l’approccio classico della visita al museo. Un esempio sono i “musei gentili”: spazi volti ad accogliere specialmente le persone con maggiori difficoltà – che siano emotive, sociali o fisiche – attraverso percorsi sostenibili ed inclusivi, puntando ad una maggiore empatia con i visitatori. Altre iniziative includono, oltre ai più comunemente conosciuti percorsi di meditazione e arteterapia, anche delle sessioni di discussione e confronto davanti alle opere (visual thinking strategies), yoga dalla sedia (chair yoga) e attività mirate specificamente all’età del pubblico che si vuole accogliere negli spazi del museo. Nascono quindi molti percorsi interattivi per bambini e giovani che, tra i vari obiettivi, puntano anche all’unione di dispositivi tecnologici e arte, in modo da avvicinare le nuove generazioni ai contesti museali attraverso linguaggi che conoscono bene.
Nel 2019 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha ufficialmente riconosciuto l’arte come strumento efficace contro lo stress a supporto di percorsi terapeutici. La speranza degli studiosi è che gli effetti a breve termine dati dall’esposizione all’arte, possano trasformarsi in effetti benefici consolidati nel lungo termine tramite programmi più strutturati di trattamento.
Naturalmente, i livelli di efficacia delle pratiche dipendono dai soggetti visitatori e dai musei selezionati, che possono influire molto sui risultati più o meno benefici delle esperienze di visita, ma la bellezza della certezza scientifica di poter curare il proprio benessere con l’arte è impagabile.
