GRAZIE…
Di poter essere maestra e maestro.
“Maestra, maestro, è avere amore per il sapere e per le persone. Se uno vuole essere maestro parte dal principio che non esistono le cause perse… non si mettono etichette a nessuno. Io in te vedo il capolavoro che puoi diventare, non l’asino che mi hanno detto che sei”.[1] diceva don Alessio Geretti all’inaugurazione della mostra di Illegio (UD) 2019 dedicata ai “Maestri”.
Amore per il sapere, per quella fonte inesauribile di saggezza esistenziale a cui tutti dovremmo attingere. Non sapere occasionale, transitorio, limitato e limitante, ma scintilla che di continuo si alimenta con ciò che colpisce il nostro cuore e i nostri cinque sensi. Tutta la nostra pelle, organo sensoriale per eccellenza, mentre è schermo che ci protegge dall’invasione con la sua sensibilità ci apre alle relazioni più profonde.
Significativa è l’immagine del dépliant della mostra che con “Scuola materna” di H. J. Joffroy. L’autore ci offre uno scambio di sguardi intensi tra la maestra e la bambina. Immagine di quell’amore per la persona, ogni persona, che dovrebbe caratterizzare l’adulto che nella scuola si assume il compito di avere cura della crescita delle nuove generazioni, e di quell’affidarsi da parte di bambini e bambine.
Il suo non è il ruolo di chi passa informazioni, a lui e a lei è chiesto molto, molto di più.
“È pomeriggio…nella stanza della nanna i cuccioli di tre anni si preparano al riposo pomeridiano. Una musica che ricorda i loro primi anni, una storia per sognare, e poi l’invito a chiudere gli occhi per iniziare un viaggio. Al risveglio potranno raccontare. Lorenzo, stupendo cucciolo dagli occhi azzurri, da sotto le coperte chiede: “Maestra, fammi capire!”
Ragazzi e ragazze fin da piccoli sono desiderosi di capire, chiedono il senso delle cose che fanno e di quelle che studiano, desiderano creare collegamenti con la loro vita, innanzitutto; chiedono di condividere la fatica del crescere, la ricerca del senso nel non senso di quanto accade attorno a loro; chiedono una lettura esistenziale degli eventi che apra alla speranza, e non li rinchiuda nel buio di una grotta dove nessuno spiraglio di luce riesce a raggiungerli.
Ognuno, ad ogni età, chiede di ricevere fiducia che è riconoscimento, cioè “tu vali perché sei tu”,[2] e di poter dare fiducia, cioè riconoscere che io sto dalla sua parte, può contare su di me, non si deve difendere da me.
A noi adulti sono chiesti orecchi che ascoltino senza scandalizzarsi, bocche capaci di porre domande per risposte personali e non preconfezionate, occhi capaci di sorridere anche nell’errore, senza indagare né condannare, braccia e mani che accolgono la diversità senza respingere e capaci di accarezzare il cuore ferito.
[1] D. Geretti, Inaugurazione Mostra Illegio 2019 http://illegio.it/it/la-mostra
[2] André Stern al Convegno di Belluno
