La realtà secondo Giacomelli
Un’uscita con un gruppo di amici mi offre lo spunto per introdurti, caro lettore, nell’universo fotografico di Mario Giacomelli (Senigallia 1925-2000), un fotografo autodidatta che, nel corso della sua vita ha documentato i grandi tema dell’esistenza umana, dalla vita stessa al suo triste opposto, dal tempo all’amore passando per la migrazione fino a sfiorare la commistione con la letteratura.
Da non trascurare poi il fatto che Giacomelli si sia costruito un nome anche all’estero, collaborando con musei e riviste sparse un po’ in tutto il globo.

Vediamo allora di conoscere meglio l’uomo e il fotografo: la mostra, ospitata nelle stanze di Palazzo Reale a Milano, era organizzata per stanze, ognuna delle quali sviluppava un tema. Tenete conto che gli scatti sono per lo più in bianco e nero e sembrano davvero presi da una persona comune e non da chi fa il fotografo di professione. Mi spiego: troverete immagini mosse nel senso di non messe a fuoco, oniriche, volutamente imperfette perché a Giacomelli interessa immortalare la realtà così come è e non come dovrebbe, idealmente, essere.
Prendiamo, a esempio, la foto di questo gatto. Chi ama questi animali sa quanto sia difficile catturare il loro movimento. Ecco, Giacomelli ci riesce alla perfezione. Notate come la foto è mossa? Quasi sgranata? Eppure, ci mostra esattamente un gatto che si muove e lo fa nella maniera felpata tipica di questi sorprendenti – perdonate l’entusiasmo ma sono una “gattara” convinta – animali.

Ora facciamo una piccola escursione. Vi porto nella terra dove ho trascorso l’infanzia, l’Abruzzo, e nello specifico nel paesello di Scanno che si trova in provincia dell’Aquila e dà il nome anche al lago omonimo. Giacomelli ha dedicato a questo paese due serie di scatti, rispettivamente nel 1957 e nel 1959. I paesi di quegli anni si assomigliavano un po’ tutti, che fossero al Nord, al Centro, al Sud o nelle Isole. L’economia era legata alla terra e all’allevamento degli animali. Le condizioni di vita erano dure, non c’erano tutte le comodità che abbiamo oggi. Ecco allora che i soggetti immortalati da Giacomelli sono persone di varia età, spesso e volentieri vestite di scuro. A colpire di più nella foto che ti propongo è la figura del bambino al centro dell’immagine. Si percepisce che è piccolo di età ma nel vestire e nel piglio – ha le mani in tasca – sembra già un adulto.


Spero con questo mio narrare di averti incuriosito e di averti fatto conoscere l’opera di Mario Giacomelli, uno sguardo vivace e vero sul nostro tempo.
