INTERVISTA: Vera Salton sul “Valore del Tempo Pulito”
INTERVISTA A VERA SALTON SUL VALORE DEL TEMPO PULITO
E DI UN BINARIO SU CUI FERMARSI PER AFFACCIARSI DAL FINESTRINO DEL TRENO
Se la frenesia ha sempre accompagnato gli adulti, in ogni epoca storica, non si può negare che in quanto ad artificialità si sia giunti a un momento in cui regna l’intangibile, le connessioni tecnologiche e l’astrazione delle relazioni. Abbiamo pensato di recuperare parte della nostra corporeità, quindi, confrontandoci con chi passa la vita a farci tornare bambini, nell’accezione più alta del concetto, intervistando Vera Salton, antropologa, formatrice e studiosa di letteratura e illustrazione per l’infanzia, libraia titolare de Il treno di bogotà a Vittorio Veneto e Il settimo binario a Conegliano.
Buongiorno Vera, grazie per questo confronto. Iniziamo da una domanda vasta: qual è il valore del libro cartaceo oggi per i bambini?
Rispetto al digitale? Credo che semplicemente oggi i bambini abbiano stimoli diversi. Io non sono per il dire “no assolutamente” al digitale anche perché sono calati in un mondo digitale e, soprattutto, hanno un apprendimento per imitazione che passa attraverso quello che i genitori fanno. Se l’adulto è continuamente con lo smartphone sarebbe anche ipocrita pensare che loro non lo debbano toccare. La comunicazione deve essere coerente, il bimbo può dire: “se fa male a me perché allora non fa male a te?”. Ci sono tra l’altro delle app per bambini anche in relazione a libri, soprattutto all’estero, che sono fatte molto bene e sono molto interessanti, l’unica cosa che mi perplime è che nelle app gratuite ci sia molta pubblicità e abbiano una grafica, in un’ottica di educazione alla bellezza, per me discutibile. Poi ci sono delle cose che per esempio è provato che non funzionano: rispetto, ad esempio, alla lettura (e questo vale anche per gli adulti), il supporto dello smartphone ti mette nella condizione di non avere una prevedibilità del tempo perché tu non vedi quanto hai davanti da leggere ancora e quindi hai la fretta di fare lo scroll per cui la lettura diventa una lettura imprecisa. Poi, per il bambino il supporto carta è anche un supporto che ha un limite e quindi dà all’occhio la possibilità di indagare quel limite e stare dentro a una esplorazione che è diversa. Se ho un supporto in movimento, può essere una app, allora è l’app che mi sta guidando, che sta guidando la mia curiosità. Invece il mio occhio indaga rispetto alle cose che io trovo coerenti con la mia esperienza di vista, le mie curiosità, le cose a cui i miei genitori mi hanno educato e che, davanti allo stesso illustrato, magari, un genitore nota perché porta il bambino anche il suo vissuto.
Sono cambiati i gusti dei bambini dall’inizio della sua esperienza a oggi o sono cambiate le proposte?
I gusti dei bambini, di per sé, non è che cambiano, i gusti sono culturali, dipende da come gli adulti li evocano. Certo, da un lato l’editoria ha aumentato la proposta in generale: in questo momento vengono stampati circa 8.000 libri per ragazzi nuovi all’anno ed è aumentata la qualità, da un lato e per una parte dell’editoria, dall’altra parte, però, abbiamo avuto un grandissimo ritorno ad accontentare determinate logiche commerciali per cui va tutto bene, accetti tutto e questo ha portato a tornare indietro in determinate posizioni per cui, ad esempio, per la bambina la produzione del libro torna rosa, legata all’estetica, al lavoro di casa, alla principessa e il maschio invece è in azione, in movimento, in risoluzione, deve essere per forza bravo a livello ingegneristico. Certo, qui non entrano quelle proposte, ma ci sono. In ogni caso, è aumentata secondo me la cura da parte di tanti editori, magari anche nel pensare a un certo carattere di stampa che sia più democratico nel costruire il libro in un modo che sia più inclusivo.
Le sue librerie sono un punto di incontri e proposte anche per adulti, ci può illustrare alcune iniziative?
Facciamo dei corsi per adulti che sono degli avvicinamenti a una parte esperienziale dell’arte, ad esempio per mettersi in contatto con un’artista, anche meno conosciuto, contemporaneo, e conoscerlo attraverso dei passaggi che vanno dalla biografia al suo lavoro e al suo pensiero, andando a mettere le mani e capire qual è il ragionamento anche sentimentale che c’è dentro quell’opera. Poi, c’è uno spazio dedicato ai giochi da tavolo, che credo fortemente sia anche una forma di lavoro su di sé, sia se scegli un gioco cooperativo che un competitivo ti fa lavorare in relazione con gli altri e ti dà una fotografia di te stesso. Abbiamo anche una sezione dedicata a una biblioteca storica, ci sono tre fondi diversi che forniscono davvero un patrimonio di libri, tutti disponibili alla consultazione e qui i tavoli ci sono per chiunque voglia venire, chiunque può arrivare: chiunque può venire qua e provare le cose, diciamo, sopra una certa età, cioè dalle superiori in poi, anche per usare materiali artistici di qualità, che rendiamo disponibili liberamente. A marzo partirà definitivamente, inoltre, la stanza della biblioterapia, due anni fa ho fatto il Master in biblioterapia e in questo tempo ho lavorato in collaborazione con una terapeuta, per cui faccio l’accompagnamento ad alcune persone che escono dalla terapia e però hanno ancora bisogno di qualche appuntamento con qualcuno. Avevo già cominciato a farlo di gruppo, ora prende il via singolarmente. Nella stessa stanza, che è quella più protetta, e sempre da marzo, la mia collaboratrice Laura comincerà a tenere i gruppi per neogenitori. A Conegliano (a Il settimo binario, ndr) prevediamo un appuntamento per gli educatori e in particolare per coloro che si occupano di outdoor. In realtà è più per adulti perché il bambino gioca ovunque tu lo metta, il problema è accompagnare l’adulto a vivere i primi anni della genitorialità in maniera sana, in uno spazio e in un momento in cui possono stare fra genitori e chiacchierare. Le proposte saranno diversificate: una per i primi 9 mesi di vita del bambino, un’altra dopo i 10 mesi.
Cosa rileva del panorama editoriale odierno, tra tendenze e criticità?
Vorrei vedere negli editori la capacità di continuare a credere in certi bei libri. Abbiamo un editoria che sforna tantissimo e manda fuori catalogo tantissimo, per cui se nei primi anni del mio lavoro io potevo contare su tutto il mio bagaglio qui io devo continuamente leggere, che va benissimo, ma il problema è che leggo libri oggi che fra tre anni probabilmente non saranno più in catalogo e patisco il fatto che mi vengano a chiedere un libro per un determinato motivo, lo ho in testa ma non esiste più nel mio scaffale, per cui c’è una editoria che pubblica tantissimo ma che non crede abbastanza, a volte, in quello che fa. Poi ci sono delle tendenze, ad esempio rispetto allo stare in natura, al pensiero sentimentale. Certo, in tal senso c’è anche una letteratura che ti accontenta, con la struttura delle soap opera e che si vede che è nata su piattaforma: se è vero quello che si dice sui neuroni a specchio e che quindi quello che tu leggi va a diventare parte della tua esperienza, leggere ancor prima di aver sperimentato quella che è una relazione sana o comunque lunga in una serie di libri che invece hanno relazioni tormentate, ma non come “Cime tempestose”, in cui non c’è una figura adulta salvifica, che non siano i genitori ovviamente, ecco, tu cresci sfiduciato.
Chiudiamo con un consiglio a chi entra, magari per la prima volta, nelle sue librerie…
Allora, consiglierei di prendersi un po’ di tempo pulito, di non pensare a dover comprare per forza un libro ma di prendersi il tempo per esplorare, guardare e, se sono con qualcuno a cui vogliono bene, mettersi sul divano e leggere un libro.
Perché credo che la libreria prima di tutto sia uno spazio sociale, altrimenti con tutti i blog che ci sono adesso non manca l’essere consigliati. Poi, cerchiamo di continuare a fare questo gioco di far capire agli adulti la bellezza della lettura accostandola al vino, come facciamo da due anni a questa parte. A breve vorrei partire anche con i vinili, ma una decina, ventina, non siamo un negozio di dischi. Vediamo.
L’unione di arte non può che arricchire la cultura collettiva. Grazie per queste intense suggestioni a Vera Salton, quindi, con l’augurio che si trovi sempre del tempo pulito per immergersi in un buon libro.
I riferimenti sono
Il treno di Bogotà: Largo Felice Cavallotti 3 a Vittorio Veneto TV, telefono: 0438 072347
Il settimo binario: Via Cavour 34 a Conegliano TV, telefono: 0438 1841472



