Lucida materia: la trasparenza ritrovata
In questi giorni riflettevo su un’altra piccola perla di Ildegarda di Bigen, un canto che la grande monaca compose di sua mano e che oggi troviamo all’interno del manoscritto Symphonia armonie celestium revelationum (Sinfonia delle armonie celesti). Che emozione doveva essere ascoltare le parole di questo canto:
O splendida gemma e sereno decoro del sole,
che in te si è fuso, fonte che balza dal cuore del Padre;
Egli è la sua Parola unica, per mezzo della quale creò
la materia prima del mondo che Eva gettò nel turbamento.
Questa Parola ha forgiato per Te, o Padre, l’uomo,
e per questo tu, Maria, sei quella materia lucente
attraverso la quale la Parola stessa ha soffiato ogni virtù,
così come nella prima materia diede vita a ogni creatura[1].
Mi colpisce perché si tratta di un parallelo affascinante tra la Creazione del mondo e l’Incarnazione, ma soprattutto perchè Ildegarda gioca sul concetto di materia. Eva ha “turbato” la materia primordiale con il peccato, rendendola opaca; come quando con i piedi intorbidiamo l’acqua di un ruscello sollevandone in fango. È Maria che viene presentata come la bellissima espressione “lucida materia”: una materia che è tornata pura, trasparente, capace di lasciarsi attraversare dalla luce divina senza opporre resistenza. L’idea di Ildegarda è che ogni cosa creata possieda una trasparenza del divino che l’uomo può certo intorbidire, ma che gli appartiene in modo più profondo. Su quest’idea originale di “lucia materia” da cui muove tutta la sensibilità di Ildegarda, la poetessa aggiunge altre meravigliose immagini, l’idea dell’Artigiano che come un fabbro che sta plasmando una corona di gemme preziose e poi l’idea del flusso continuo. La “fonte che balza” dal cuore del Padre, non si ferma, ma scorre attraverso la Parola fino a farsi carne. Maria non è un semplice strumento passivo, ma il punto di incontro dove la potenza creatrice di Dio si manifesta di nuovo, proprio come avvenne all’inizio del tempo. E tutto questo lo scrive con un ritmo incalzante e fluido, quasi a mimare il movimento dell’acqua della fonte. Ildegarda ci consegna tra le pieghe del suo canto l’idea che la natura tutta non è destinata al fango, infatti per lei se Maria è la “lucida materia”, allora ogni essere umano e ogni creatura può riscoprire in sé quella vocazione alla trasparenza, lasciando che il Verbo torni a soffiare virtù e bellezza.
Tutto è stato pensato per essere come gemme attraversate dal Sole. C’è come una leggerezza aerea in questo testo, una lucentezza che attraversa la materia. Così ascoltando questo canto le sue consorelle imparavano che la loro vita era materia vibrante, pronta a lasciarsi accendere dal calore divino per tornare a splendere nella luce sempre rinnovata.
Fr. Alberto Maria Osenga
Monastero « SS. Trinità », Dumenza (VA)
[1] Hildegard von Bingen, Symphonia armonie celestium revelationum, X (Antiphona de Messia), in Symphonia, a cura di B. Newman, Cornell University Press, Ithaca-London 1988, p. 10
