DA WARHOL A CHRISTO. DALLA POP ALLA LAND ART
curata da Alberto Dambruoso, Fabio Cosentino
Aprile 2026
Correva l’anno 1968 quando Gianfranco Gorgoni decise di comprare un biglietto di sola andata per New York, la capitale per eccellenza dell’arte contemporanea del secondo dopoguerra. A spingerlo c’erano la sua grande passione, un talento unico e il desiderio di mettersi in gioco dando il tutto per tutto per ciò in cui credeva. I suoi scatti hanno immortalato per sempre attimi preziosi delle anime di alcuni tra gli artisti più influenti del ventesimo secolo. Gorgoni ha così lasciato in eredità al mondo la testimonianza visiva delle avanguardie artistiche della seconda metà del novecento e dei loro creatori. Saranno proprio i suoi scatti i protagonisti della prossima mostra a Palazzo Sarcinelli, “Da Warhol a Christo. Dalla Pop alla Land Art”, curata da Alberto Dambruoso e Fabio Cosentino e promossa dall’Associazione Artiglio, presieduta da Valentina Vendrame.
Il titolo stesso della mostra ci suggerisce un approccio curatoriale che vuole rendere la complessità e l’importanza dei lavori del fotografo italiano. Gorgoni ha infatti documentato la nascita della Land Art e al contempo la scena artistica newyorkese, a partire da quella in cui si trovò immediatamente immerso a cavallo tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta.
Fu un fotografo curioso, che riuscì a lanciarsi nelle esperienze che gli si presentavano davanti, credendo nella sua passione e nel suo talento e riuscendo così a lasciarne testimonianza. Conobbe alcuni dei nomi che fecero la storia dell’arte di quegli anni, tra cui Christo, Rauschenberg, Warhol, Smithson, Lichtenstein, Lewitt, Morris e moltissimi altri. Nei decenni successivi immortalò a loro volta importantissimi artisti tra cui Keith Haring, Jean Michel Basquiat e Jeff Koons – citando giusto alcuni nomi.
I suoi ritratti fotografici riportano con grande spontaneità l’anima degli artisti, facendo trapelare anche quella che è l’essenza della loro arte. I soggetti sembrano a loro agio con l’obiettivo, lasciandoci intendere che fossero a loro agio con Gorgoni stesso, che gli chiedeva di mettersi in posa come un amico sa fare. Attraverso i suoi scatti egli documenta, immortala e comprende, dando anche a noi la possibilità di avvicinarci agli artisti per guardarli da più vicino. Successivamente alla sua attività newyorkese, Gorgoni tornò in Europa, seguendo artisti come Beuys, Mario Merz, de Chirico e non solo.
Il protagonista indiscusso della New York di quegli anni era senza dubbio Andy Warhol, artista che Gorgoni immortalò in numerosi interessantissimi scatti: due in particolare risaltano all’interno della mostra per la loro unicità. Il primo tra questi rappresenta Warhol disteso a letto mentre legge una rivista. Accanto a lui vediamo un televisore; l’artista viene quindi presentato all’osservatore insieme a due media che per la sua produzione sono stati importantissimi. Il secondo, invece, lo ritrae accanto a Giorgio De Chirico nel momento in cui, come ci racconta il curatore della mostra Alberto Dambruoso, si incontrarono per la prima volta il grande maestro della metafisica e il padre della pop art, in occasione della mostra dell’artista italiano a New York.
Importante è stato anche il suo contributo alla Land Art: una forma d’arte basata sull’intervento artistico nel territorio naturale, sviluppatasi tra gli anni ‘60 e ‘70 negli Stati Uniti. Fotografando questa innovativa forma d’arte, il cui esempio più famoso è spesso considerato la Spiral Jetty di Robert Smithson, Gorgoni ha immortalato opere destinate a scomparire nel tempo e che, in altri casi, già sono scomparse: è solo tramite i suoi scatti che noi possiamo conoscerle e apprezzarle. Il suo spirito d’iniziativa fu sempre il suo tratto distintivo e ciò che lo guidò nelle sue avventure, come quando seguì senza esitare proprio Robert Smithson nel suo viaggio verso il Lago Utah, senza mai chiedere alcun compenso, ma soltanto il rimborso di viaggio, vitto e alloggio. Anche questo aneddoto ce lo racconta Alberto Dambruoso, che ha avuto l’onore di conoscere personalmente il fotografo e di poter sentire in prima persona il racconto della sua vita.
La mostra “Da Warhol a Christo. Dalla Pop alla Land Art” porta a Conegliano opere di un fotografo che ha cercato a lungo di cogliere l’essenza di attimi di storia, attraverso la sua grande intuizione e la sua fame di conoscenza. Conegliano, città tra le colline patrimonio dell’UNESCO, è un posto ideale per parlare della sua pratica perché, come dice il curatore Fabio Cosentino, “il paesaggio veneto che ci ospita è la nostra prima forma di Land Art: una natura modellata dalla cura e dalla lungimiranza dell’uomo.“
Dal 9 maggio al 14 giugno a Conegliano, presso Palazzo Sarcinelli, sarà possibile visitare questa mostra dal profilo internazionale che celebra un grande fotografo. Per l’occasione saranno anche organizzate delle visite guidate e degli incontri aperti al pubblico. Quello che vi consiglio vivamente è di dedicare del tempo per visitare la mostra, sia per conoscere i soggetti ritratti che per comprendere l’occhio e la prospettiva di chi li ha scelti.
