Al Salone del Mobile di Milano “Il rumore diventa arte”
Il Fuorisalone, ovvero gli eventi che fanno da cornice al Salone del Mobile di Milano, ci hanno abituato a un caleidoscopio di forme e colori a significare le rappresentazioni più originali e fantasiose.
Tra le tantissime proposte di cui si poteva fruire nella settimana compresa tra il 21 il 26 aprile di quest’anno una, in particolare, ha catturato la mia attenzione. Il motivo? Trasformava un concetto immateriale in opera d’arte. Al centro della scena c’era infatti l’inquinamento acustico che caratterizza buona parte delle nostre città con rumori che vanno dai clacson al rombo delle auto, fino ad arrivare allo sferragliare dei tram.
Siamo talmente assuefatti a questo sottofondo sonoro da non riconoscerlo più per quello che è, ovvero rumore e di conseguenza parte del più generale concetto di inquinamento, alla stregua di quello dell’aria o di quello luminoso, oramai.
Di come sia la vita senza inquinamento abbiamo avuto una prova durante il lock down del 2020, quando il fattore umano era relegato al chiuso e le città ci hanno offerto uno scenario tanto inconsueto quanto affascinante, con la Natura che si è riappropriata di spazi dai quali l’abbiamo progressivamente esclusa. Sentire di nuovo il canto degli uccelli e vedere animali selvatici che scorrazzano sull’asfalto hanno ricordato a quanti abitano contesti urbani la bellezza del silenzio, anche se con la pandemia si trattava di una situazione limite.
Del resto, i dati che abbiamo sul tema dell’inquinamento acustico non sono confortanti, almeno stando a quanto reso noto dalla Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) che ha pubblicato il rapporto “Rumore ambientale in Europa 2025” (Environmental noise in Europe 2025) una sintesi di dati ed analisi più recenti sull’inquinamento acustico e sui suoi effetti sulla salute umana e sull’ambiente in tutta Europa.
Secondo questo studio oltre il 20% degli europei– ovvero più di uno su cinque –è esposto a livelli di rumore nocivi causati in prevalenza dai trasporti con in testa alla classifica quello delle auto seguito da treni ed aerei.
Ma torniamo all’installazione ospitata presso Base, uno spazio culturale che sorge nelle vie dedicate agli eventi di design. L’opera, firmata dai creativi di Woa Studio, è formata da una serie di cubi di varia altezza e grandezza e di colore bianco neutro che, idealmente, ripropongono un paesaggio urbano. Sono collocati all’interno di uno spazio chiuso e si animano alternando luci di vario colore. Come spiega uno dei creativi: “Questo ci ha permesso di creare un audio immersivo dove la luce reagisce agli impulsi sonori, guidando l’utente attraverso un percorso in tre atti: Caos, Armonia e Quiete (…)”
Il suono che regna in questo spazio è, di fatto, il rumore che percepiamo in città e che è legato, per quanto riguarda le auto, non tanto ai motori che sono diventati progressivamente più silenziosi, quanto al contatto tra la superficie degli pneumatici e il manto stradale.
L’installazione era sponsorizzata da una nota marca di gomme, ed entrava più nello specifico nel tema dell’inquinamento acustico urbano di cui sono responsabili i motori delle auto, l’aerodinamicità dei veicoli e l’interazione tra pneumatici e asfalto. Ora, i primi due fattori sono oggetto di una costante evoluzione tecnologica mentre anche per il terzo aspetto si sta lavorando su prodotti che vanno a impattare positivamente sulla rumorosità delle auto e quindi del traffico.
Antonella Di Vincenzo

