Il Desiderio Sconfinato
“Non possiamo parlare finché non ascoltiamo.
Quando avremo il cuore colmo,
la bocca parlerà, la mente penserà”.[1]
Ed è forse significativo che prima di parlare ci alleniamo ad ascoltare!
È dall’ascolto di una parola silenziosa che ha origine la vita, infatti si parla di “chiamata all’esistenza”, e il nostro ascolto si pronuncia altrettanto silenzioso, diventa il “Si alla vita”.
Tutto poi rientra nel silenzio, ci è offerto un tempo perché si compia quel Sì nelle profondità, che al tempo opportuno emerga come frutto maturo.
E subito pratichiamo la nostra prima modalità di comunicazione, il pianto, la strategia che mettiamo in atto fin dai primi giorni per dire i nostri bisogni, legittimare i nostri sentimenti, sia positivi che negativi.
“Qual è la cosa di cui hanno più bisogno gli esseri umani?
Il desiderio sconfinato di essere ascoltati”.[2]
Quello di essere ascoltati diventa così un desiderio connaturale, inscritto in noi, che nasce con noi e con noi finisce, e per questo esistenziale.
Radicato nel nostro bisogno di comprensione, di conferma, di connessione con gli altri, gode dei brevi tempi nelle conversazioni quotidiane, si prolunga nelle notti silenziose, talvolta in dialoghi interiori.
“Quando la notte scende
e tacciono le voci,
è allora che dolci memorie vengono
silenziose compagne di un tempo
che acquista un movimento,
il ritmo del respiro.
E ogni cosa riceve
la giusta misura del suo esistere”.[3]
Alcuni ne avvertono la necessità con maggiore pressione, quando la Vita li ha segnati con un vuoto di ascolto negli anni iniziali, che porta ad alimentare dubbi ed insicurezze. Ma tutti avvertiamo il bisogno di avere l’attenzione da parte di qualcuno, che sia un contatto fisico o un gesto, che ci faccia sentire riconosciuti, che ci avvii in parte a trovare, a modo nostro, un ruolo nel mondo.
Cerco un cuore dove sostare
quando un pensiero mi preoccupa,
quando un interrogativo mi assilla,
quando un dolore m’invade.
Cerco un cuore dove condividere
Quando non riesco a trattenere una gioia inaspettata,
quando una decisione maturata mi carica d’energia,
quando un’intuizione mi coglie di sorpresa! [4]
Essere ascoltati è percepire che la persona che abbiamo davanti è attenta sa guardare oltre le parole pronunciate, è in grado di accogliere il nostro patrimonio interiore.
“Lei parlava, descrivendo i suoi difetti e i suoi limiti.
Io ascoltavo, riscrivendo i suoi pregi e la sua bellezza.” [5]
Avere la possibilità di manifestare pensieri, paure e ansie ci permette di alleggerire il peso che portiamo. Una persona che ci dà fiducia è un aiuto per poter procedere con un carico più leggero.
“L’arte più difficile è questa:
creare un cerchio grande grande
mettersi ai margini
e mettere l’altro al centro.
Fargli posto e dargli spazio.
E ascoltare, ascoltare tutto quello che dice,
e ascoltarlo anche quando tace.
Soprattutto quando tace.”[6]
Quando ci percepiamo in uno scambio empatico ci avviciniamo agli altri come esseri umani, ci sentiamo piccola parte e nel contempo visti nella nostra unicità.
Spesso sperimentiamo una reciprocità che è la garanzia di un sostegno in più nel nostro andare, e la gioia di far parte di qualcosa di più grande di noi.
[1] Madre Teresa di Calcutta.
[2] Eugenio Borgna, psichiatra italiano
[3] Da “Su le ali del vento” di E. Marsura
[4] Emanna53
[5] Da Aforisticamente di Fabrizio Caramagna
[6] Idem


