DIVERSABILE? MA, CERTO!
M’interrogo da un po’: che cos’è normalità? Quali caratteristiche ha? E, ancora: possiamo parlare di una normalità? O dobbiamo piuttosto parlare di più normalità, cioè di normalità diverse? Se concordiamo su quest’ultima affermazione, allora possiamo definirci tutti diversamente abili, definizione che non esprime altro che le diverse originalità di cui siamo portatori.
Sarebbe monotono un mondo fatto di persone “ugualmente abili”, poco stimolante la relazione, di una noia certo mortale. Ne soffrirebbero la creatività, l’inventiva, la curiosità, o meglio mi chiedo se ci sarebbe spazio per loro.
Invece, in una “normale diversità”, così pensavo tra i tanti bimbi e bimbe che ho incontrato nella scuola, anche ciò che manca, che è assente, ciò che è definito handicap, cioè motivo di svantaggio o pregiudizio, può essere riconosciuto come possibilità.
È nella problematicità che s’ipotizza, si ricerca, si sperimenta, si scopre, s’inventa, si costruisce. È l’interrogativo che attiva la nostra curiosità, la nostra energia creatrice.
Condivido dal web la definizione secondo cui “diversabilità” è visione positiva, aspettativa di competenze, anche se diverse, fiducia nello sviluppo, nella crescita, nella realizzazione dei potenziali”. Questa fiducia è una profezia che si auto avvera, molto spesso, che produce essa stessa crescita e nuove abilità.
Leggo, attraverso queste parole, le storie di quotidianità narrate dalle famiglie[1] Mazzariol[2], Gerotto[3] e Trapanese[4] su QualBuonVento del ‘21, e di tante altre che rimangono sconosciute sullo sfondo della storia dell’umanità, esperienze in cui quello che appariva come svantaggio, perdita, sconfitta, è diventato punto forte di partenza.
«Esperienze in cui la coppia ha necessità di recuperare del tempo nel vortice che mangia il tempo, di trovare momenti per stare insieme; di individuare baby-sitter tra gli amici, tra i nonni veri e quelli adottivi, spiegando i bisogni personali dei loro figli e figlie, senza timore di delegare, per pura e vitale necessità di riscoprirsi; di osare anche un percorso terapeutico e di ascolto con un professionista per la ricerca di un suo (e personale) equilibrio.
Se da una parte la madre impara a delegare, a lasciar fare al padre, sulla linea di una condivisione, senza aspettare che faccia come farebbe lei, dall’altra, il padre, nell’accettazione dei propri limiti e senza presumere di essere un supereroe, si assume il ruolo che la Vita gli affida, e si prende il tempo per esserci» (Elise Pasquier e Tomaso Nardin).
Crescere insieme come coppia, del resto, è di aiuto anche nel quotidiano divenire genitori, nessuno “nasce imparato”.
Ed è esigenza anche del singolo genitore quella di costruire rete a sostegno della genitorialità, come bene esprime Luca Trapanese.
Nelle parole di Elise e Tomaso, genitori di Iago 12 anni e Léon 18 anni, scorgo che è lo sguardo sulla diversa-abilità che la rende possibilità di realizzazione e di crescita, occasione per ciascuno di costruire se stesso, perché è l’accredito di fiducia all’altra persona che attiva le energie potenziali in lei e in noi.
Ed è azione profetica che osa annunciare quanto è ancora poco visibile, ma che lo rende possibile attraverso l’accoglienza della diversità e le azioni concrete che la esprimono.
È la stessa fiducia che esprime la Vita, Dio, l’Energia madre, generandoci diversi, anche quando nasciamo dagli stessi genitori, e magari gemelli tra noi!
Parlo della diversa abilità fisica e cognitiva, ma penso pure a quella culturale tra persone di uno stesso paese o con origini diverse; o economica, in cui, nella misura delle proprie disponibilità, ciascuno contribuisce alla gestione comune in modo che a tutti sia dato secondo necessità, per vivere con dignità; e di prestazione in cui ogni ruolo lavorativo costruisce la comunità di vita.
È tempo di vedere le persone, non le categorie o le disabilità.
La Vita è storia di diversità, ed è un credito che le diamo accettandoci diversi e imparando che cosa possiamo fare con ciò che siamo, rimanendo tali, cioè diversi.
“La vita non è trovare se stessi… è creare se stessi” affermava George Bernard Shaw.
Noi adulti siamo spesso scontenti del posto in cui viviamo, del lavoro che svolgiamo, dell’uso del nostro tempo, siamo in perenne conflitto con noi stessi, sempre desiderosi di essere altrove! Respiriamo talmente l’aria di un continuo confronto con gli altri, che ci pesa ciò che ci rende diversi, siamo i primi giudici di noi stessi ed emaniamo sentenze così dure che bloccano la nostra energia vitale, ci tolgono forza. Viviamo scontenti e scontati, non godiamo della “nostra compagnia”, vorremmo essere altro. Non ci è poi chiaro che cosa significhi “essere altro”, perché ci compaiono immagini oscillanti, contrastanti, sfocate.
Varrebbe la pena di passare un po’ di tempo “presso di noi”, per imparare a conoscerci, a riconoscere quell’abilità diversa che ci fa “pezzi” originali, il nostro non essere fatti in serie, come polli in batteria, o come robot.
Ci aiuterebbe a capire quanto siamo importanti per la storia del mondo, che è storia di originalità, che sarebbe diversa se non ci fossimo, e come pure rischia di esserlo se non ci giochiamo la nostra diversità.
“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” suggeriva il Mahatma Gandhi.
La mia, la tua, la sua, non sono storie uguali! E se si ripetono hanno sfumature che le differenziano.
E, di là dal deficit (e chi non ne ha?!), guardiamo al valore che la persona è nella sua umanità. Vale perché esiste! E qui si apre il grande tema della dignità di ogni vita, di ogni storia.
Dietro ad ogni diversità c’è una storia, l’agire delle generazioni che l’hanno preceduta, un percorso di acquisizioni che passano di secolo in secolo, “poiché nessun uomo è un’isola” suggerisce John Donne.
Riconoscersi diversamente abili è darci credito, è integrare una mancanza che cessa di essere limite perché, assumendola, diventa diversa possibilità.
[1] Vedi Qualbuonvento settembre 2021 – https://www.rivista.qualbuonvento.com/index_htm_files/dodici.pdf
[2] Davide e Giacomo Mazzariol, “Mio fratello rincorre i dinosauri2
[3] Marco e Giulia Gerotto: due anime ROCK.
[4] Luca Trapanese papà di Alba – https://www.youtube.com/watch?v=qZEqfc0N2Yk

