Catturare l’intangibile attraverso l’arte
La ricerca della luce, a partire dal buio, nell’esperienza di Boscolo e Rossetto a Dittico FVG
C’è un tempo lento, quasi controcorrente, che l’arte contemporanea talvolta ci invita a riabitare. Un tempo fatto di osservazione, ascolto e attenzione ai fenomeni minimi del reale. È in questa dimensione che si colloca Dittico FVG. Art Booster, progetto triennale promosso dal Centro Iniziative Culturali Pordenone in collaborazione con l’Università di Udine, giunto alla sua terza e ultima tappa. Dal 14 febbraio al 21 marzo, negli spazi della Galleria Sagittaria di Pordenone, la mostra mette in dialogo due ricerche diverse ma sorprendentemente affini: quella pittorica di Sara Devetta e quella installativa del duo Boscolo/Rossetto. Linguaggi differenti, pittura da un lato, installazioni luminose e sonore dall’altro, accomunati da una riflessione condivisa sulla luce, sulla percezione e sul rapporto tra corpo, spazio e quotidiano.
Su queste ultime ci soffermiamo, con un’intervista a Giovanni Boscolo e Giona Rossetto. Entrambi classe 2000, la collaborazione nasce prima ancora di una consapevolezza progettuale. «C’è sempre stata innanzitutto una forte amicizia tra di noi, che è alla base del nostro rapporto artistico», raccontano. Un incontro casuale, durante un viaggio scolastico, ha dato avvio a uno scambio che, dopo le prime esperienze legate alla musica, si è sviluppato in modo naturale, accompagnando entrambi fino agli studi veneziani allo IUAV e all’Accademia di Belle Arti.
Il cuore della loro ricerca ruota attorno a ciò che spesso sfugge allo sguardo: riflessi, vibrazioni, propagazioni della luce. Venezia, con il suo intreccio di acqua e architettura, è diventata un luogo privilegiato di osservazione. «Ci piace osservare il mondo come attraverso una lente di ingrandimento», spiegano. «Esistono mondi nascosti, già presenti intorno a noi, che aspettano solo di essere rivelati». La luce, così, non è solo un elemento visivo, ma vera e propria materia, capace di viaggiare, trasformarsi e generare stupore nel rapporto con lo spazio e con la presenza umana. Partono, tuttavia, dal buio, inteso «come spazio di osservazione e possibilità. Il nostro metodo si basa su uno studio attento della luce come materia, delle sue leggi e delle sue reazioni ai diversi materiali. Il caso non è mai un punto di partenza, ma può emergere durante la fase sperimentale come esito inatteso. L’accadimento imprevisto viene accolto solo quando dialoga con l’intenzione iniziale e la rafforza». Un equilibrio sottile tra controllo e apertura, tra progetto e imprevisto.
Essere artisti giovanissimi, oggi, continuano: «Ci permette di esplorare senza condizionamenti e di porre attenzione a ciò che ci meraviglia nel mondo», sottolineando come sia la comprensione profonda delle esperienze del passato a permettere loro di costruire un linguaggio personale, non imitativo. In questo senso, Dittico FVG. Art Booster rappresenta un passaggio fondamentale: «I giovani hanno bisogno di esprimersi e di farlo nei luoghi in cui sentono di poter essere più liberi. L’arte non è solo galleria o mostra: dovrebbe dialogare quotidianamente con la città e con le persone». Parole ricche di consapevolezza, numerosi sono, infatti, i progetti che i due hanno già all’attivo, come, solo lo scorso anno, Eclissi, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia e Al di sopra, Associazion culturâl Colonos, Lestizza. Uno spirito appassionato che oggi trova accoglienza nella Galleria Sagittaria, contesto ideale per rallentare, sostare e rieducare lo sguardo. Visitare questa esperienza artistica significa, così, concedersi proprio un tempo diverso: lasciarsi attraversare dalla luce, dal suono, dalla pittura e da quei gesti minimi che, se osservati con attenzione, sanno ancora raccontare molto del nostro modo di abitare il mondo. Si ricorda che il Progetto Dittico FVG. Art Booster, nato per offrire un supporto concreto ai giovani artisti e una vetrina alla loro creatività, è promosso dal Centro iniziative culturali di Pordenone, con l’Università di Udine, la consulenza scientifica dello storico dell’arte Alessandro Del Puppo e con la curatela di Magalì Cappellaro.
