Il frutto dorato: la mela cotogna torna a Codognè
Ci sono frutti che appartengono alla memoria di un territorio e che, con il passare degli anni, rischiano di scomparire dalle campagne e dalle tavole. A Codognè, invece, la mela cotogna è tornata a crescere, legata anche all’origine del toponimo del paese, che deriva da cotogno.
Per conoscere da vicino questa antica coltivazione abbiamo incontrato Manola Pisano, arrivata in Veneto dalla Sardegna, e suo marito Fabio Saccon. L’idea è nata da un ricordo d’infanzia: il sapore del succo di mela cotogna con un filo di miele, una golosità che Manola amava da bambina. Da quel ricordo è nata la voglia di riportare questo frutto nel territorio e, insieme al marito, di provare a coltivarlo in una zona dominata dalle vigne di Prosecco, una scelta inizialmente guardata con scetticismo da alcune persone.
«Il mio desiderio si concretizzò in quegli anni quando il sindaco di allora, Roberto Bet, propose, con mio immenso piacere, ad alcuni agricoltori di far ripartire questa antica produzione, ormai scomparsa nel territorio comunale».
Oggi l’azienda conta circa un centinaio di piante, messe a dimora nel 2014. Nel frutteto sono presenti anche alcune piante antiche, ottenute da talee ricavate dai cotogni che crescevano a Codognè oltre un secolo fa. Gli alberi possono raggiungere i quattro metri di altezza e la raccolta avviene a settembre.
La produzione, ad anni alterni, raggiunge nelle annate produttive anche 35-40 kg ad albero. I frutti, dal caratteristico colore dorato, possono arrivare a pesare anche un chilogrammo.
La coltivazione avviene senza trattamenti chimici, utilizzando reti antinsetto, pacciamatura e concimazione organica. Tra le diverse varietà, Manola ha scelto soprattutto il “Gigante di Vranja”, apprezzato per la polpa morbida e profumata.
Nel giugno 2018 l’attività si è ampliata con l’apertura, a Codognè in via Vittorio Veneto 135/A, di un piccolo laboratorio artigianale, in collaborazione con le Piccole Produzioni Locali (PPL Venete). Qui le mele cotogne vengono trasformate in composte, nettare, composte essiccate e nel decotto di Mimma, prodotto dal marchio registrato, da gustare anche caldo come un tè.
«C’è molta richiesta, soprattutto perché è un prodotto raro in zona e abbastanza ricercato. Alcuni clienti arrivano anche da Venezia per acquistare direttamente dal frutteto. Il prodotto viene inoltre fornito a ristoranti, pizzerie e panifici e trova impiego persino nella preparazione di aperitivi», evidenzia Manola.
In ottobre, l’azienda agricola Saccon Fabio è presente con le proprie produzioni alla Mostra-Mercato di Codognè.
La storia è arrivata anche oltre i confini nazionali. Nel 2023 la mela cotogna di Codognè è stata protagonista del gemellaggio con il comune messicano di Ixtlahuácan de Los Membrillos, dove la coltivazione è particolarmente diffusa.
«Il comune messicano mi ha invitata quest’anno al Festival internazionale della cotogna, grazie all’associazione “Caleido Codognè nel mondo”, di cui faccio parte.
In quell’occasione, insieme alla cooperativa “Llanuras del Membrillo”, ho contribuito alla realizzazione della cotognata più grande del mondo, aggiungendo gli ultimi chilogrammi necessari per raggiungere il peso complessivo di 4.347 kg», racconta Manola.
Da un ricordo d’infanzia è nata così una piccola realtà agricola e artigianale che ha riportato a Codognè un frutto antico, trasformandolo in una nuova opportunità.
«Sono orgogliosa di questo lavoro che svolgo con tanta passione, insieme a Fabio, che si occupa anche dei lavori più impegnativi, perché siamo gli unici in zona a coltivare, trasformare e vendere direttamente questo frutto dorato».




