“NOI”… IERI E OGGI
“Diamo una possibilità di scelta ai bambini”, è il titolo di un articolo di Antonio Vigilante[1] su Gli Stati Generali.
È una riflessione interessante quella che propone, su cui vale la pena soffermarsi e confrontarsi, senza demonizzare l’oggi e senza rimpiangere tempi che non ritorneranno, anche perché, se per caso questo accadesse, noi comunque siamo diversi dai bimbi e dalle bimbe che eravamo.
Quali differenza possiamo riconoscere tra noi e i bimbi e bimbe d’oggi?
Io comincio a dire un pensiero…. e aspetto il vostro.
I ragazzi e le ragazze trovano il “mondo fatto”, o per meglio dire, utilizzano strumenti che noi adulti mettiamo loro in mano, di cui talvolta neppure compendiamo la portata. Loro se ne appropriano per tentativi arrivando a capirne la funzionalità., e noi ne scopriamo le possibilità grazie a loro. Sanno orientarsi nella ricerca e con velocità pure nella soluzione di problemi che si presentano. Sono aggiornatissimi sulle App, sui collegamenti veloci, sui codici, ecc.
Noi siamo “cresciuti” con questi strumenti, per dire che “abbiamo partecipato” alla loro invenzione e costruzione. Abbiamo esercitato il nostro diritto alla ricerca, alla scoperta, dall’intuizione siamo passati alla progettazione e quindi alla realizzazione. Smontiamo un prodotto e lo rimontiamo, o assembliamo parti per crearne un’altro se ne avvertiamo la necessità.
E quali le uguaglianze?
Scrivevo tempo fa in Noi… esseri naturali (Qualbuonvento agosto ‘17) che “capisco sempre di più quanto sia urgente recuperare il bambino naturale, che rischia di venir soppresso dal bambino digitalizzato. Se penso ai bimbi e bimbe che ho “conosciuto” nel tempo, non li penso con un gran dito predisposto a far scorrere le pagine del tablet, ma con un corpo percorso da miriadi di recettori capaci di lasciarsi sollecitare dai richiami della natura”.
Essere naturale è nella nostra natura, ed è un diritto”.
E sempre in quell’articolo ritrovo il senso del riappropriarsi di ogni storia che genera un evento, come pure porta alle grandi scoperte e alle invenzioni che cambiano il nostro vivere quotidiano, sia nell’arricchirlo, sia nell’impoverirlo.
“È dall’assunzione piena e cosciente di questa nostra realtà (n.r. l’essere naturali) che possiamo acquisire la capacità di farci carico con responsabilità di ciò che nel tempo l’uomo ha scoperto. Saltare, o come è in uso dire oggi, bai passare le fasi di conoscenza che il “naturale” permette, vuol dire negare la preistoria e tutti i secoli che hanno permesso l’auto, l’aereo, il computer; vuol dire costruire senza fondamenta, senza strumenti per conoscere e indagare; vuol dire esporsi ad una fatica di “rifare da capo” che quasi sempre non ripaga”.
Come fare allora?
André Stern sostiene che “Nasciamo curiosi”, e la sua mamma accenna al “momento felice dell’infanzia”[2] [1], non solo perché gioioso, ma per quella naturale curiosità che è compagna dell’infanzia, quel porsi domande… quel porre domande che a volte stupiscono e assillano gli adulti.
È un interrogare che permea la nostra vita, che la rende viva se lo alimentiamo e se non permettiamo ad alcuno di zittirlo.
Un grazie a Francesca Lepori dell’asilo Bosco Caffarella e ad un’amica del Web per le foto.
[1] A. Vigilante si occupa di pedagogia e filosofia morale ed interculturale
[2] André Stern – Non sono mai andato a scuola. Storia di un’infanzia felice – Ed. Nutrimenti

