Ardor Caritatis: Il calore divino che redime il tempo
Le parole di Ildegarda di Bingen[1]
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Ildegarda_di_Bingen
Le parole di Ildegarda sono come balsamo e guarigione. Meditarle apre il cuore e la mente. Come gli unguenti migliori, bastano poche gocce per lasciarsi trasportare in un mondo che è guarigione e amore.
Nel breve passo tratto dalle Scivias[1] che analizziamo, Ildegarda ci offre un esempio straordinario della sua teologia visionaria, cioè di quel suo modo unico di ‘vedere’ le cose dello Spirito, non attraverso ragionamenti complicati, ma attraverso immagini, colori e simboli vivi, come se li stesse contemplando nel cosmo. Ed è così che il suo linguaggio diviene poetico, naturalistico quasi sensoriale
Innanzitutto, il testo si apre con una definizione del Verbo, la Parola viva: «Quod est in Patre ante tempora[2]». Prima ancora che la creatura fosse costituita, tutto era già pensato nell’amore e ogni narrazione di Dio era già raccolta nell’infinità del Padre, come i pensieri buoni che portiamo in noi e che possono fiorire al momento opportuno.
Poi compare un’espressione fortissima: «in ardore caritatis». È qualcosa che avviene non nella freddezza, ma in un atto di calore estremo, come quel primo sole che fa di colpo fiorire i prati e germinare la terra. C’è poi un’altra immagine che attira lo sguardo: quel «labentium temporum» (lo scorrere del tempo). Ildegarda vede il tempo umano come qualcosa che “scivola” o “cade” — ne facciamo esperienza anche noi — ma ecco che, proprio in questo scorrere, accade l’imprevisto. Qualcosa che giunge «senza sporcizia e pesantezza», dice la Santa. Qualcosa che entra nella storia umana senza farsi contaminare dalla “pesantezza” che opprime l’anima.
Entriamo così nel cuore del linguaggio ildegardiano: «per viriditatem suavitatis Spiritus sancti»[3]. Cosa sarà mai questa “soavità della verdezza”? La viriditas rappresenta la forza vitale, la freschezza e l’energia rigeneratrice. Qui interviene una forza umida e vitale che permette al “seme” divino di germogliare: un evento biologico e spirituale insieme!
Infine, l’immagine dell’aurora è di una bellezza plastica rara: «in aurora beatae virginitatis»[4]. L’aurora è il confine tra la notte e il giorno, il momento in cui iniziano a riconoscersi i volti e le stelle lasciano spazio alle azzurre arie del mattino. È un’alba limpida e fresca, il momento di un incontro.
Sotto la penna di Ildegarda, l’infinito si sposa con il calore, il verde, l’aurora. La storia si trasforma e il tempo, che prima “scivolava” verso il basso, viene ora redento da una forza vitale e sempre verdeggiante.
Ed ecco come suona in italiano il messaggio consegnatoci in queste sue parole: «Quel Verbo infinito che è nel Padre prima dei tempi della creazione stabilita, e che nell’ardore della carità, nel corso dei tempi che scorrono, meravigliosamente, senza il sudiciume e la pesantezza del peccato, per la freschezza vitale (viriditas) della dolcezza dello Spirito Santo, nell’aurora della beata verginità stava per incarnarsi»[5].
Fr. Alberto Maria Osenga
Monastero « SS. Trinità », Dumenza (VA)
[1] Conosci le vie
[2] Che era prima del tempo
[3] Per la freschezza vitale della dolcezza dello Spirito Santo
[4] Nell’aurora della beata verginità
[5] Hildegardis Bingensis, Scivias, ed. A. Führkötter – A. Carlevaris, Turnhout, Brepols 1978 [CCCM 43], p. 114, ll. 159-163
