La ricerca dell’armonia, un percorso introspettivo nato dalla forza vitale della natura
Avevo iniziato da poco a camminare, su per giù erano trascorsi cinque minuti nei quali avevo assaporato l’odore dei pini mentre lasciavano cadere le gocce di una notte piovosa, così luccicanti che vi erano impressi tutti i desideri scaturiti da una notte senza stelle. Io stessa mi chiedevo se il mio fosse un percorso frutto di una fantasia onirica nata dal cuore, seguivo un tragitto ignoto alla mente ma familiare nel profondo, tanto da sentirmi sicura nel mio procedere deciso. Qualche anemone aveva fatto capolino, il sole piano filtrava tra i rami lasciando presagire che presto avrebbe cantato vittoria pure tra la fitta trama di felci e avrebbe reso felice quel sottobosco carico di ciclamini pronti a lasciare esterrefatti pure gli sguardi più distratti.
Ogni tanto scorgevo il lampo timido di una stella mentre imperterrita mi godevo il risveglio del bosco, Era come stare a metà strada tra un’illusione che tenevo stretta al cuore ed una realtà che mi chiamava, entrambe legate dal filo di una poesia che la mia anima aveva usato per ricucire ferite che solo un sogno poteva guarire. Così osai valicare un passo, seguire il sentiero, oltrepassare un ponte, guadare il ruscello ed inspirare una libertà che non ha eguali! Intanto fissavo una cima che sfiorava l’azzurro e mi chiedevo se mai sarei stata capace di arrivarci per sfiorare una candida nube e sentire quel calore che avvampa le vette e corre lungo le vallate avvinte da verdeggianti strofe che la terra scrive di concerto al sole.
Ascoltavo il silenzio e mi guidava lungo un ruscello che aveva saputo tessere con i raggi di luce tanti piccoli sogni, come gioielli destinati ad una corona che avrebbe indossato l’unico verso capace di dare voce a quella fantasia.
Nell’immaginario viaggiavo serena e tale fui al risveglio, l’alba si era fatta avanti in fretta ed io afferravo l’ultimo stralcio di quel sogno che sfiorava l’aura di una piccola stella rimasta a vegliarmi. Piccole stille si beavano di stare penzoloni una rosa, ma lei insisteva nel trattenerla per far risaltare quella sua tonalità gialla che ammaliava lo sguardo, fino a quando tutto non finì tra le braccia della terra.
Una farfalla si posò su di un petalo quasi ignara, chiudendo le sue tenere ali mentre l’aurora tratteggiava la fine del mio sogno. Sentii un brivido, come se avessi davvero toccato il cielo salendo il monte, sentivo ancora l’aria fresca e sottile arricchire il mio respiro di una fragranza indimenticabile, tenera, quasi celestiale come se quella visione non fosse che un dono dal cielo per accompagnarmi in questo giorno che prendeva forma pian piano, partendo dal profilo dei monti per finire nella sobrietà di un filo d’erba che mi offriva una piccola strofa.
Fu come compiere un viaggio durante il quale compresi che io sono lo specchio di ciò vive intorno a me, io sono il sentiero, la cima, il ruscello, il profumo penetrante del bosco, la nuvola, il fiore, la tenerezza di un crepuscolo: tutto è in me! Vivo un tenero pensiero e lui abita la mia anima, forse è per questo che ogni tanto trovo un verso nei momenti più inaspettati, percependo un amore che travalica ogni confine e sfuma di speranza la linea dell’orizzonte.
A volte penso che tutti noi in fondo siamo protagonisti di un unico sogno e questo aspetta solo Il momento giusto per farci comprendere quale sia la nostra meta, quanto sia infinito il nostro essere, sentire, vivere e quanto l’amore possa traghettarci verso l’eternità. Il verbo amare può rivelarsi in un dettaglio, può essere il rumore impercettibile di un passo lungo il tragitto che ci porta alla rivelazione, mostrandoci quanto l’impossibile possa divenire realtà appena riconosciamo e onoriamo l’immensità della nostra vita. E’ allora che il paesaggio interiore si specchia ovunque per rendermi cosciente di una parte di me ignota eppure così in sintonia con tutto ciò che mi circonda.
La vita è un pensiero concepito dal Divino, immerso in un intervallo di silenzi e accompagnato da un coro di grazia che fiorisce nella meraviglia di saper leggere nei simboli pulsanti in natura la sapienza ancestrale e sacra. Questa consapevolezza è una fiamma e a tal proposito non posso che rammentare le parole scritte da Santa Ildegarda di Bingen, frutto delle sue numerose, mistiche e profetiche visioni che la resero famosa come “la Sibilla del Reno”: “Io sono la suprema forza di fuoco che ha acceso tutte le scintille viventi, in nessuna cosa mortale ho posto il mio soffio, le distinguo nel loro essere, ed ho ordinato rettamente con le mie penne più alte – cioè con la sapienza che vola – il circolo che le circonda.” Ecco, noi siamo tante faville lucenti dentro quel cerchio perfetto, rappresentazione del cosmo, dove al centro Ildegarda di Bingen pose l’uomo, ben prima del Rinascimento; ogni persona può vivere perfettamente in equilibrio tra macrocosmo e microcosmo, in armonia con tutto. Si tratta solo di scegliere la consapevolezza di sé, cercare la propria via, di respingere ciò che ci ferisce e blocca la nostra crescita interiore, il cammino che ci spinge a guardare in alto e a vedere in basso la stessa bellezza riflessa in ogni creatura. La natura può insegnarci molto e la forza vitale, come affermava Santa Ildegarda, scorre in tutte le cose e in ogni creatura. Quando comprenderemo chi siamo veramente, allora saremo davvero guariti, avremmo raggiunto la piena armonia. Non è utopia, ma è ciò a cui ognuno può aspirare, tutto è scritto nel nostro spirito dal soffio che ci diede l’eternità già nel nostro primo respiro.
Monia Pin
