La Fondazione Benetton annuncia la trama con cui attraverserà il 2026
Fondazione Benetton Studi Ricerche ha presentato il calendario delle attività per il 2026, con un programma che conferma la missione culturale portata avanti dal 1987: coniugare ricerca internazionale nel campo degli studi sul paesaggio con un impegno concreto verso Treviso e il suo territorio.

Due gli appuntamenti centrali: le 22esime Giornate internazionali di studio sul paesaggio (i prossimi 26-27 febbraio) dal tema Healthscapes. Il paesaggio, il senso contemporaneo della cura e l’equivoco del benessere., sul legame tra benessere e ambiente, e il 34esimo Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino (8-9 maggio 2026), che quest’anno porta il progetto biennale di studio e di cura rivolto a un luogo particolarmente denso di valori di natura, di memoria e di invenzione, nella cornice smeraldo della Scozia.

C’è qualcosa di particolare nel modo in cui la Fondazione Benetton continua a interrogarsi sul paesaggio. Non lo fa da una distanza accademica, ma partendo da domande che ci riguardano tutti, ogni giorno. Si pensi alle Giornate internazionali di studio, che quest’anno guardano al rapporto tra la salute e i luoghi che abitiamo, un tema che raccoglie sollecitazioni dall’architettura, dall’ecologia, dalla medicina, dalle neuroscienze. Dietro a un titolo che suona tecnico, ci sono tutte le suggestioni di una domanda semplice: quanto il paesaggio che ci circonda incide sul nostro benessere psico-fisico? E quanto il progetto del paesaggio può essere una forma di cura? Le due giornate di febbraio nell’auditorium di Palazzo Bomben vedranno dialogare esperti di discipline diverse, con uno spazio dedicato anche al cinema, perché a volte è proprio attraverso le immagini in movimento che riusciamo a vedere meglio quello che abbiamo davanti agli occhi e ad esprimerlo perché lo riconosciamo. A curare l’incontro sono Luigi Latini e Simonetta Zanon, che da anni seguono il lavoro della Fondazione sul paesaggio con quella capacità di tenere insieme rigore scientifico e apertura al presente.
A maggio, invece, il Premio Carlo Scarpa porterà per la trentaquattresima volta l’attenzione su un luogo denso di significati. Quest’anno, appunto, si va in Scozia, a scoprire uno spazio dove si intrecciano educazione, accoglienza, arte e architettura. Il premio, che prende il nome dall’inventore di giardini, non è solo un riconoscimento: è un percorso biennale di studio e cura, che si conclude con la pubblicazione di un volume bilingue e la realizzazione di un film documentario, che sarà presentato in anteprima durante la cerimonia.

E la Fondazione Benetton va oltre i grandi eventi. C’è tutta una trama di attività che attraversa l’anno: la rassegna cinematografica “Paesaggi che cambiano”, che tra marzo-aprile e ottobre-novembre propone film e documentari sulle questioni ambientali più urgenti; “Naturale inclinazione”, il ciclo di incontri di settembre dedicato alla cultura del giardino; e poi “Landscapes”, la rassegna di musica e teatro diretta da Stefano Trevisi, che da febbraio accompagnerà la città di Treviso fino a giugno.
Negli spazi di Ca’ Scarpa, sempre in città, ad aprile, aprirà una mostra sul mondo del vino nella provincia trevigiana, curata da J.K. Mauro Pierconti. Non sarà solo un racconto della produzione vitivinicola, ma un modo per guardare alle trasformazioni del territorio, al rapporto tra architettura e paesaggio, alla sostenibilità, con una sezione dedicata all’area del Prosecco Conegliano Valdobbiadene e una alle cantine progettate da architetti di fama internazionale.
E poi ci sono i giovani, che la Fondazione continua a sostenere con borse di studio internazionali sul paesaggio, workshop, premi, perché la ricerca ha senso se si trasmette, se si condivide, se diventa uno strumento per leggere il mondo in modo diverso. Parte di questo disegno è anche la biblioteca della Fondazione, aperta al pubblico, che custodisce uno dei patrimoni più ricchi d’Europa sul paesaggio, sulla storia veneta e sulla storia del gioco. È un luogo dove la memoria si fa risorsa, dove i materiali raccolti in decenni di lavoro diventano disponibili per chiunque voglia studiare, approfondire, cercare.

Quello che colpisce, guardando al programma della Fondazione Benetton, è la capacità di tenere insieme dimensioni diverse: la ricerca più alta e l’attenzione al territorio, lo sguardo internazionale e la cura per la città, il rigore dello studio e l’apertura a tutti. Un lavoro che resta, che sedimenta nel tempo, che cambia il modo in cui guardiamo i luoghi che abitiamo e, nel guardarli, ci permette di sostare a interrogarci, di allenare il pensiero critico, di riflettere e apprezzare e, quando non si comprende, di agire per capire.
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