Celestis Harmonia: una radice del cielo
Le parole di Ildegarda di Bingen[1]
C’è un passaggio che è straordinariamente denso e rappresentativo del pensiero visionario di Ildegarda di Bingen, ed è quando la santa paragona l’origine della musica (il “canto di lode”) all’Incarnazione stessa di Cristo, elevando l’arte musicale a una dimensione sacramentale! Nulla di più dolce che riflettere sull’origine della musica! Scrive Ildegarda:
Volgete dunque il cuore a questo pensiero: come il corpo di Gesù Cristo fu generato dallo Spirito Santo nel grembo intatto della Vergine Maria, così anche il canto delle lodi, intessuto della segreta armonia dei cieli, è stato piantato nella Chiesa dallo Spirito Santo, affinché vi metta radici profonde[2].
Per Ildegarda, la musica non è un semplice ornamento della liturgia, ma una realtà teologica profonda. Il cuore del brano è l’analogia introdotta dal parallelismo sicut… sic (come… così…), che sviluppa come un’equazione, un legame di verità. Non si tratta di una metafora o di un paragone, ma di una vera e propria affermazione di due verità che discendono dal medesimo mistero: Gesù che viene nel mondo attraverso Maria per lo Spirito Santo e il canto che nasce nel popolo in festa (la Chiesa) sempre per opera dello Spirito. Si tratta di una proposta davvero vertiginosa, ma Ildegarda crede con tutta sé stessa che la musica terrena sia un riflesso dell’armonia celeste. Prima della Caduta, Adamo partecipava a questa armonia; dopo il peccato, la musica rimane lo strumento privilegiato per tentare di recuperare quella condizione angelica e originaria. Definendo il canto come “radicato” (radicatum) nella Chiesa tramite lo Spirito Santo, Ildegarda toglie la musica dal dominio della pura tecnica umana per inserirla in quello della Rivelazione. È bellissimo questo vocabolario botanico (piantato, radicato) per parlare della musica! Essa è segno e strumento di ciò che è voluto da Dio. La Chiesa non “inventa” la lode, ma la riceve e la coltiva come un dono divino.
Se guardiamo il contesto in cui Ildegarda pronuncia queste parole esse assumono ancora più profondità! Questa lettera è infatti indirizzata ai prelati di Magonza che avevano imposto l’interdetto al suo monastero, proibendo alle sorelle il canto dei salmi. Ildegarda usa questo argomento teologico per avvertirli: proibire la musica significa interferire con un’opera dello Spirito, come impedire a Gesù di venire nel mondo!
Per me è un passaggio bellissimo, in cui si respira davvero un’Ildegarda intrisa di misticismo e di una profonda sensibilità per la “sinfonia” del creato. In quell’espressione “mettere radici”, vi è come una visione vitale e organica della musica. Poi dietro l’espressione “segreta armonia”, capiamo che non è solo qualcosa di celeste, ma anche qualcosa che per ora rimane nascosto e che dobbiamo affinare le orecchie; ma forse quello che mi tocca di più è la parola “intessuta”, che suggerisce l’idea di una trama, di un tessuto ricamato che unisce il cielo e la liturgia terrena.
Il ponte, il mezzo di questo legame tra cielo e terra è la parola Spirito, termine stupendo, ma a cui troppo spesso passiamo affianco distrattamente. In latino il termine Spiritus evoca il respiro e chi canta sa quanto questo respiro sia importante. Nella visione di Ildegarda, lo Spirito “soffia” la musica nell’anima proprio come ha infuso la vita in Cristo, rendendo il canto e la musica un’estensione del corpo di Gesù nella storia.
Fr. Alberto Maria Osenga
Monastero « SS. Trinità », Dumenza (VA)
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Ildegarda_di_Bingen
[2] Hildegardis Bingensis, Epistolarium. Pars prima: I-XC, ed. L. Van Acker, Turnholti 1991 (CCCM, 91), Epist. XXIII, Ad Praelatos Maguntinenses, ll. 126-129, p. 65.
