INTERVISTA: Alberto Dambruoso, storico e critico dell’arte, curatore. La mostra su Gianfranco Gorgoni e l’amicizia con il fotografo.
È finalmente iniziata, a Palazzo Sarcinelli a Conegliano, la mostra “Da Warhol a Christo. Dalla Pop alla Land Art.”, con gli scatti del famoso fotografo Gianfranco Gorgoni. La mostra, a cura di Alberto Dambruoso e Fabio Cosentino, si terrà dal 9 maggio al 14 giugno ed è promossa dall’Associazione Artiglio, presieduta da Valentina Vendrame.
In occasione dell’inaugurazione della mostra, noi di Qual Buon Vento abbiamo avuto l’opportunità di intervistare i curatori.
Di seguito viene riportata la conversazione con il curatore Alberto Dambruoso, storico dell’arte, critico, curatore e Professore di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Frosinone.
Dambruoso ha avuto la fortuna di conoscere Gorgoni e diventare suo amico, e nell’intervista che segue, ci racconta alcuni aneddoti inediti sul celebre fotografo. Quest’ultimi, quasi come una delle sue fotografie, ci aiutano a comprendere la figura dell’artista come se ad avere avuto l’onore di conoscerlo fossimo stati direttamente noi.
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Buongiorno Professor Dambruoso. La ringrazio a nome della rivista Qual Buon Vento per averci concesso questa intervista in occasione dell’inaugurazione della mostra da lei curata a Palazzo Sarcinelli. Siamo molto felici di avere l’opportunità di parlare con lei.
Come primissima domanda vorrei partire da lei e vorrei chiederle come è nata la sua passione per l’arte, e come ha iniziato a fare il suo lavoro.
La risposta è molto semplice: nasco in una famiglia di collezionisti e appassionati d’arte; mio padre era anche stato assessore alla cultura nel comune di Valdagno. Di fatto, quindi, il mio ambiente familiare ha certamente favorito l’insorgere di un certo interesse per l’arte. Poi quando è arrivato il momento di scegliere l’università, ho scelto la Facoltà di Conservazione dei Beni culturali perché mi sembrava in qual momento un corso di studi che mi avrebbe potuto offrire delle buone opportunità per il futuro. Non avevo ancora bene in mente quello che avrei fatto, ma certamente il mio sogno era quello di lavorare nel mondo dell’arte.
Con il passare del tempo, una maggiore consapevolezza unita ad un’innata sensibilità per l’arte, hanno fatto sì che cominciassi a scrivere e che molti artisti e storici dell’arte di lungo corso riconoscessero la mia bravura. In questo modo la mia passione è diventata nel giro di qualche anno una professione. Da 16 anni insegno anche Storia dell’arte in Accademia di Belle Arti. Quindi da storico dell’arte sono diventato poi critico, curatore ed infine docente.
Complimenti, è una fortuna che un talento e una propensione come la sua abbiano trovato la strada per esprimersi al meglio. Collegandosi a questo, in che modo si inserisce questa mostra fotografica a Palazzo Sarcinelli all’interno della sua pratica curatoriale e, più in generale, nel suo lavoro?
Questa a Palazzo Sarcinelli è la prima mostra fotografica che curo. In verità ho utilizzato in passato, in alcune esposizioni, delle fotografie di Gorgoni e di altri fotografi, ma erano inserite all’interno di mostre collettive dove erano mescolati diversi medium.
In quasi trent’anni di carriera ho curato moltissime mostre, ne curo in media una decina l’anno, ma questa è certamente una delle più importanti. Probabilmente, oltre alla grandezza dell’artista, vi è anche una ragione affettiva. É una mostra a cui tengo molto in virtù del forte legame di amicizia che mi legava a Gianfranco Gorgoni.
Ora vorrei però soffermarmi proprio sulla questione legata al suo rapporto diretto con l’artista della mostra di Palazzo Sarcinelli, Gianfranco Gorgoni. Come accennato, ha avuto l’onore di conoscerlo e di essere suo amico. Vorrei chiederle dunque come ha avuto occasione di incontrarlo e se c’è qualche caratteristica del fotografo che l’ha sorpreso, qualcosa che non si aspettava.
Gorgoni l’ho conosciuto personalmente ed è diventato presto, come ho detto poco fa, un mio carissimo amico. Spesso veniva a Roma e lo ospitavo a casa mia, altre volte andavo a trovarlo a New York oppure in Abruzzo nella sua casa natale. Ero di casa io quando andavo da lui ed era di casa lui quando veniva da me. Oltre all’amicizia abbiamo anche avuto il piacere di collaborare ad alcuni progetti espositivi, e Gorgoni è stato ad esempio uno dei primi artisti ad essere intervistato per I Martedì Critici, l’artist talk con i protagonisti del contemporaneo che ho ideato 16 anni fa (in mostra abbiamo inserito alcuno spezzoni video di quella serata nel lontano 2010).
Una caratteristica di Gianfranco Gorgoni era la sua rapidità di pensiero e di azione. Aveva idee immediate, era veloce, scattante. Vedeva una cosa che attirava la sua attenzione e non perdeva un secondo. Lo vedevi partire con un scatto fulmineo e già lo avevi perso di vista dopo pochi istanti
Un altro aspetto importante del suo carattere, di cui ho scritto nel testo inserito nel catalogo della mostra, era la sua capacità di essere un uomo alla mano, umile e divertente. Era una persona socievole che ti metteva a tuo agio e questo senza dubbio favoriva l’incontro con altri artisti. Gianfranco comunque non fotografò solo artisti, ma anche capi di stato, scrittori e intellettuali. A prescindere dalla professione o dal rango, metteva le persone a proprio agio. Negli scatti infatti i soggetti sono sciolti e rilassati, come se fossero – ed effettivamente lo erano – degli amici.
Sembra sia stato una persona veramente unica, per questo vorrei chiederle: Qual è stato il momento vissuto con il fotografo che ricorda con più intensità?
Il momento che ho vissuto con Gianfranco che più mi è rimasto nel cuore è stato nel corso del primo mese di conoscenza a New York nel 2008. In realtà ci eravamo incontrati brevemente qualche settimana prima a Roma, quando la figlia era venuta a stare nel mio appartamento, così in questo scambio di appartamenti io sono finito a stare da lui. Gianfranco mi presentò in quella occasione moltissimi dei suoi amici artisti, tra questi anche Jim Rosenquist. Questi sono ricordi indelebili, perché essere a contatto con alcuni degli artisti che avevo studiato sui libri dell’Università è stata una cosa per me inimmaginabile, ed è stato possibile solo grazie a lui.
Ci sono poi molti altri momenti che abbiamo condiviso insieme. Lui era sempre presente a tutti gli incontri dei martedì critici in italia, prima nel mio loft, poi nei musei e anche a Milano. Mi ricordo in occasione di questi incontri di aver trascorso delle serate stupende in armonia ed allegria insieme a lui.. Un giorno mi presentò Giuseppe Spagnolo, perché era anche amico anche di tantissimi artisti italiani, e passammo una serata scherzando tra amici.
Gianfranco prendeva la vita con filosofia e con lui ci si divertiva sempre.
Sentirla parlare di Gianfranco Gorgoni è bellissimo, ancora più bello è sapere che uno dei due curatori abbia avuto la fortuna di conoscerlo personalmente. Sicuramente una mostra su un artista che è venuto a mancare porta con sé anche molti sensi di responsabilità per un curatore. Ora che siamo prossimi all’inaugurazione della mostra che cosa spera che rimanga ai suoi visitatori?
La mostra è incentrata su una serie di fotografie che documentano l’attività fotografica di Gianfranco Gorgoni, uno dei più grandi reporter dell’arte contemporanea a partire dagli anni 60 tra Stati Uniti ed Europa. La sua attività si concentrò soprattutto negli Stati Uniti, perché ci viveva ma veniva spesso anche in Europa e infatti sono moltissimi i ritratti fotografici di artisti europei. Uno tra tutti quello di Joseph Beuys presente in mostra.
Questa mostra offre la possibilità di vedere dei ritratti fotografici di alcuni degli artisti più importanti dagli anni Sessanta fino al 2019, anno della sua scomparsa ma anche di godere di alcune fotografie sulla Land Art. In questo movimento artistico Gorgoni si è trovato immerso nel momento stesso in cui stava nascendo, diventando uno dei testimoni più importanti. Inoltre la Land Art era un movimento effimero per natura e Gorgoni con le sue fotografie ha quindi reso possibile conservazione visiva di moltissime opere che oggi non esistono più.
Spero che lo spettatore che verrà a visitare la mostra capisca l’importanza del lavoro svolto da Gorgoni, perché non c’è figura e movimento artistico che non siano finiti sotto i suoi “riflettori”. Come ho detto ha fotografato davvero tutte le figure di punta degli anni in cui ha lavorato. Non era solo un reporter ma era un vero e proprio artista, le cui opere possono ricomporre la storia dell’arte a partire dall’America degli anni sessanta.
Grazie veramente per queste belle parole, non ci resta che visitare la mostra a partire dal 9 maggio a Palazzo Sarcinelli. Buona fortuna per l’inaugurazione!
Grazie a voi, vi aspetto alla mostra!
