A Vedelago le storie di impegno quotidiano che fanno bene
C’è un filo invisibile che unisce un vigile del fuoco che porta un sorriso in pediatria, una farmacista che salva una vita grazie a un defibrillatore, una famiglia che apre la propria casa a bambini con disabilità, un imprenditore che trasforma materiali di scarto in una stufa destinata a un orfanotrofio africano. È il filo della trasversalità del bene, tema centrale dell’ottava edizione della Fiera delle Belle Notizie, in programma il 6 e 7 giugno a Vedelago.
Nata da un’intuizione educativa degli studenti della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo di Vedelago, con il sostegno del Comune e il patrocinio della Regione Veneto, la manifestazione si conferma un appuntamento unico nel panorama nazionale. Non una semplice rassegna di esempi virtuosi, ma un laboratorio culturale che invita a osservare la realtà da una prospettiva diversa: quella delle persone che ogni giorno contribuiscono a migliorare la società.
Le storie protagoniste dell’edizione 2026 raccontano infatti una verità spesso dimenticata: il bene non appartiene a una categoria professionale, a un ruolo o a un’età specifica. Può manifestarsi nelle istituzioni, nel volontariato, nell’impresa, nella scuola, nella sanità, nello sport e nella cultura.
È il caso dei Vigili del Fuoco di Treviso e degli agenti del Commissariato di Conegliano, esempi di un servizio che va oltre il dovere professionale. Così come dell’88enne Daniele Stramare, storico tedoforo olimpico che continua a rappresentare un punto di riferimento per la propria comunità. Accanto a loro trovano spazio amministratori, educatori e associazioni che investono nelle relazioni umane, nel sostegno alle fragilità e nella costruzione di reti di solidarietà capaci di generare benessere diffuso.
La trasversalità del bene emerge anche nei progetti di rigenerazione urbana e sostenibilità ambientale che restituiscono spazi alla collettività, trasformando aree dismesse in luoghi di incontro, cultura ed energia pulita. Allo stesso modo, la scuola e la formazione diventano strumenti di crescita attraverso iniziative che preparano i giovani alle sfide globali, dall’internazionalizzazione all’educazione digitale.
Particolarmente toccanti sono le testimonianze di resilienza personale. Donne e uomini che, dopo aver affrontato malattie, dipendenze o gravi incidenti, hanno scelto di trasformare la propria esperienza in una risorsa per gli altri. Storie che parlano di rinascita, speranza e capacità di ripartire, offrendo esempi concreti di coraggio.
Accanto a queste, trovano spazio i gesti del dono: dalle raccolte fondi per la sanità alle donazioni di midollo osseo, dai regali di nozze devoluti per realizzare una sala cinema in pediatria fino alle borse di studio nate per trasformare un lutto familiare in opportunità per le nuove generazioni.
Ma il valore più profondo della Fiera delle Belle Notizie va oltre le storie raccontate sul palco. Risiede nel percorso educativo che coinvolge gli studenti, chiamati a cercare, selezionare e raccontare esempi di bene presenti nel territorio. In un tempo dominato dalla sovraesposizione alle notizie negative, il progetto insegna ai giovani a sviluppare uno sguardo capace di riconoscere ciò che funziona, senza ignorare i problemi ma imparando a cogliere anche le risorse, le energie positive e le opportunità di cambiamento.
Come ricorda il professor Lorenzo Zanon, ideatore della manifestazione, l’obiettivo non è negare le difficoltà del mondo, ma offrire una bussola che aiuti le nuove generazioni a non cedere al cinismo. Perché la speranza non nasce dall’assenza dei problemi, ma dalla consapevolezza che esistono persone disposte a impegnarsi ogni giorno per affrontarli.
La Fiera delle Belle Notizie diventa così molto più di un evento: è un invito collettivo a riconoscere il valore dei piccoli e grandi gesti che rendono una comunità più coesa, resiliente e umana. Un promemoria concreto che il bene esiste, si moltiplica e, soprattutto, può essere praticato da chiunque.

