Lux virginitatis: una nube illuminata di sole
Le parole di Ildegarda di Bingen[1]
Una luce che infrange le tenebre. Non so se ne avete mai fatto esperienza, ad esempio quando improvvisamente si spegne la luce e si cominciano ad accendere candele e lumini per rompere quell’oscurità? Ma forse anche solo l’esperienza di un raggio di sole che attraverso la finestra crea un riflesso sul muro o sul pavimento, rendendo ancora più luminosa la stanza, come abitata improvvisamente da una presenza luminosa…
Ildegarda usa questa straordinaria immagine per parlare della verginità. Come qualcosa di semplicemente inatteso, qualcosa di splendido e immacolato che appare come una sorpresa, là dove proprio non ce lo saremmo aspettato. La grande poetessa (poetessa e non solo; anche profetessa, musicista, medica, erborista…) di Bingen va però ancora più lontano nella sua riflessione. Quella luce della verginità diviene possibilità di distinguere le cose in maniera retta, opportunità per capire come stanno veramente, come si muovono. Luce per comprendere nella profondità le relazioni.
Così Ildegarda, costruisce questo brano attorno ad un dualismo visivo molto forte: da un lato la luce definita come bianca e illibata, paragonata ad una nube; dall’altra abbiamo le opere del male definite come turpi, intorpidite come acqua piena di fango. La verginità per Ildegarda è come una nube illuminata dai primi raggi del sole, come una nube carica di luce che rende il cielo ancora più bello.
Ecco cosa scrive Ildegarda:
“Il Signore, mantiene sopra di sé la bianca e incontaminata verginità come una nube luminosa. […] Ha sostenuto l’uomo che cadeva persino in opere torbide, affinché non perisse del tutto, e attraverso l’incontaminata incarnazione e la luce della verginità ha messo in fuga le opere delle tenebre, mostrando che le cose sono rette.”[2]
Rileggendo il passaggio osservo che c’è ancora una nota di straordinaria dolcezza antropologica: “ha sostenuto l’uomo”. C’è l’idea di un inchinarsi, di un tendere la mano, qualcuno che sta scivolando in un ruscello non proprio pulito, forse intorpidito. Dalla nube una luce tende la mano e salva, scaccia il male ed insegna la via. Questa luce della verginità agisce come agirebbe un angelo custode, come la sua benefica presenza. Ecco che un raggio attraversa i vetri e si posa sul muro bianco: ogni cosa risplende della Presenza.
Fr. Alberto Maria Osenga
Monastero « SS. Trinità », Dumenza (VA)
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Ildegarda_di_Bingen
[2] Hildegardis Bingensis, Liber Vitae Meritorum, ed. A. Carlevaris, Turnhout 1995 (CCCM, 90), I, XXXVIII, p. 29, ll. 637-638 (per le righe successive citate, ll. 643-645). Trad. it. Come per lucido specchio. Il libro dei meriti di vita, a cura di L. Ghiringhelli, Mimesis, Milano 1998. Cfr. anche A.M. Sciacca, Ildegarda di Bingen. Visioni, Castelvecchi, Roma 2016, pp. 251-340.
