MI CHIAMO IMPOTENZA
Ma è poi vero?
Era il 2020, e nell’isolamento percepivo che ne saremmo usciti diversi, che avremmo dovuto imparare a conoscerci nuovamente. Ed è accaduto!
“E allora, Emanuela, che cosa ti preoccupa?”, mi chiederete.
Beh, il puntare gli occhi al male, il rinunciare a vedere il bene che non s’impone con le grida e il rumore, non ha attecchito in me. Non ho una verità da offrire, piuttosto tanti interrogativi, come molti del resto, anzi come tutti, anche quelli che sembrano sdoganarne in abbondanza pro e contro qualcosa. Chissà quale paura, quale insicurezza custodiscono dietro un velo.
Ma c’è un interrogativo che domina sugli altri, che circolava in me nella quotidianità precedente all’attuale e a maggior ragione risuona in me in questo tempo di pandemia guerrafondaia:
“La situazione di oggi conviene alla nostra dimensione umana? Dove ci ritroveremo” dopo il gioco al massacro tra di noi? Non è che le voragini che si aprono nella fiducia tra vicini, tra amici e pure tra familiari porteranno alla morte delle relazioni?”.
Mai cieca a ciò che non va, ma portata a rilevare il positivo, convinta che da quello viene la forza per vivere, mi chiedo:
“Come mantenere l’equilibrio in una spaccatura del terreno umano che mi fa dire che la forza diabolica del potere delle tenebre ha sferrato un potente attacco al potere della luce e la “nostra umanità” rischia di esserne la vittima?”.
Ho convissuto per venticinque anni con un’emorragia che impoveriva la mia vita, beh, è ancora una perdita di vita quella che sperimento, impoverita dalla dispersione di alcune relazioni e di altre colpite duramente, anche se ancora non affondate. No, non è una battaglia navale sulla carta quella in atto, c’è molto di più in gioco! E se ci sarà un vincitore, non saremo certamente noi “divisi, frammentati”.
Lo dice bene il maestro Ezio Bosso: “Ricordati sempre, la musica, come la vita, si può fare in un solo modo: insieme!”. Infatti, l’orchestrazione è funzionale alla realizzazione di un concerto, ne risulta l’armonia.
E sarà possibile, se non avremo timore di accogliere in noi quegli aspetti che ci rendono simili nella nostra umanità, e da lì trarremo la forza per superare la paura, riconoscendoci fratelli e sorelle nel medesimo desiderio di vita; se usciremo dalle bolle di cui in tanti modi ci avvolgiamo per proteggerci, ma che finiscono per separare. Usciamo allo scoperto e cerchiamo all’esterno un punto comune su cui ripartire da zero… e se occorre pure da meno uno.
Allora sì che avrà inizio una nuova era.
Propongo per l’occasione il film tratto dal libro di R. Lewis “Il più grande uomo scimmia del Pleistocene”, una riflessione per riscoprire ciò che fa di noi degli umani.
https://www.raiplay.it/programmi/ilpiugrandeuomoscimmiadelpleistocene
Articolo di Emanuela Marsura completo su Qualbuonvento aprile-agosto 2022
https://www.rivista.qualbuonvento.com/index_htm_files/tredici.pdf
