André Scrima: il mistico del dialogo tra Oriente e Occidente
Il pensiero di André Scrima ci invita a riscoprire il dialogo interreligioso come un’opportunità di crescita e di incontro autentico. Attraverso la sua visione mistica, l’ospitalità tra le fedi diventa un cammino di pace e arricchimento reciproco. Un viaggio tra Oriente e Occidente alla ricerca di una fraternità universale.
Nel quadro della riflessione sul dialogo interreligioso monastico che sto cercando di seguire, mi domando: questo tentativo di pensare la pluralità religiosa come ci interroga come cristiani tutti, al di là delle diverse appartenenze confessionali?
In questa ricerca incontro così il pensiero di padre André Scrima, importante teologo ortodosso rumeno (1925-2000), la cui vita è stata un ponte tra Oriente e Occidente, tra Cristianesimo, Islam e misticismo orientale. Monaco del monastero di Antim a Bucarest e membro del movimento spirituale “Rugul Aprins” (Roveto Ardente), un movimento di preghiera comune tra laici e monaci durante gli anni difficili del regime comunista in Romania. Negli anni ’50 fu costretto all’esilio e divenne una figura chiave del dialogo ecumenico. Partecipò al Concilio Vaticano II come osservatore ortodosso su invito del patriarca Atenagora, portando il suo contributo a una visione dell’unità cristiana fondata non solo su principi dottrinali, ma su un autentico incontro tra esperienze spirituali…da qui l’interesse a un dialogo più ampio che si allarga all’orizzonte del mondo!
Ciò che mi interroga della sua ricerca è la sua ampia riflessione sulle religioni dell’Oriente e sull’Islam, in particolare all’interno del suo importante libro sulla figura del padre spirituale. Qui, Scrima non si limita alla tradizione cristiana, ma estende il concetto di guida spirituale anche alle tradizioni islamica, buddhista e induista. Nelle sue analisi, il padre spirituale non è un semplice maestro di dottrina, ma un testimone vivente della presenza divina, capace di accompagnare l’altro nel cammino interiore, attraverso una “parola che apre“. Scrima cita qui allora la sura sura Al-Fātiḥa (letteralmente l’Aprente) che nella pietà islamica sancisce la capacità di accogliere la testimonianza di Dio.
Ma ciò che mi colpisce soprattutto è la sua idea dell’ospitalità reciproca tra le tre religioni monoteiste. Nella sua visione, Gerusalemme è il luogo simbolico di questa convivenza, una città “unica e universale” che può essere abitata da ebrei, cristiani e musulmani in uno spirito di accoglienza reciproca. In questo senso, Scrima non esita a inserire l’Islam nella storia della salvezza, in continuità con la vocazione di Abramo. Egli scrive che il progetto specifico dell’Islam “è di riportare alla luce la profezia essenziale di Abramo“, riconoscendo così una funzione propria alla religione fondata dal profeta Muhammad. Scrima, inoltre, cita diversi passi coranici che sottolineano la comune radice monoteistica e la necessità del rispetto tra le fedi. Dice ad esempio: “Abramo non era né ebreo, né cristiano, ma hanif (un puro credente)”. Abramo diviene così per lui l’Imam, la guida, colui che orienta verso il Padre l’insieme dei credenti nel Dio unico. Scrima cerca allora di comprendere l’universalità di Gerusalemme attraverso l’ospitalità di Abramo, l’accoglienza dello straniero o ancora la philoxenia (l’amore per lo straniero) che è la rivelazione che Dio fa nella Bibbia alle Querce di Mamre (Genesi 18). In logica legge anche il bellissimo versetto 48 della 5 sura del Corano, che dice:
“A ciascuna delle vostre comunità (musulmane, ma anche ebree e cristiane) abbiamo assegnato una legge e un codice di condotta. Se Dio avesse voluto, avrebbe fatto di voi un solo popolo, ma non lo ha fatto per mettervi alla prova mediante la rivelazione che vi è accaduta. Da quel momento in poi, progredite, cioè gareggiate nelle opere di bene. In Dio poi ritornerete tutti insieme ed Egli vi dirà allora il motivo dei vostri dissensi.”
La visione di questo grande monaco e teologo dell’Oriente cristiano non è soltanto teologica, ma ha profonde implicazioni per il mondo contemporaneo: ci invita a superare le barriere confessionali e a riscoprire nell’altro non un nemico, ma un compagno di cammino. Il messaggio di Scrima si radica nella mistica più che nella diplomazia, nella convinzione che la verità si rivela a chi la cerca con cuore sincero. In un tempo segnato da conflitti e chiusure, la sua prospettiva può offrire una chiave per ripensare il dialogo come una vocazione alla pace e all’incontro autentico.
Fra Alberto Maria Osenga
Monastero benedettino “SS. Trinità”, Dumenza (VA)
